Damiano da Bozzano — al secolo Pio Giannotti — nasce il 5 novembre 1898 a Bozzano, frazione di Massarosa, in una famiglia contadina semplice e profondamente credente. Entra giovanissimo tra i Frati Minori Cappuccini e, dopo la formazione religiosa e sacerdotale, parte missionario per ilNord-Est del Brasile, dove trascorrerà oltre sessant’anni di ministero instancabile.
Predicatore popolare, confessore ricercatissimo, uomo di preghiera e di penitenza, Padre Damiano attraversa villaggi, città e campagne portando una parola chiara, esigente e insieme paterna. Non cerca consensi, ma conversione; non offre discorsi raffinati, ma Vangelo vissuto. Nel 2019 la Chiesa ne ha riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandolo Venerabile: un riconoscimento che non aggiunge fama, ma illumina una vita già donata.

La sua forza stava nella radicalità evangelica e nella capacità di parlare al cuore della gente, specialmente dei poveri. La sua parola non era mai separata dalla vita: ciò che predicava, cercava di viverlo fino in fondo.
“Vivete in pace con tutti”
Nel testo riportato, emerge con chiarezza il centro del suo insegnamento spirituale:
“Vivete in pace con tutti. Lasciate da parte pettegolezzi, mormorazioni e calunnie. Rinunciate ad ogni desiderio di vendetta, vivete il comandamento del perdono. Procurate di porre termine a litigi e intrighi tra voi. Tutto ciò, oltre a risultare sgradevole a Dio, logora le forze di un popolo e lo rende più debole. Evitate l’ubriachezza, perché è una delle maggiori cause di crimini e risse”.
In poche righe si concentra un programma di vita personale e comunitaria. La pace non è un sentimento vago, ma una disciplina del cuore e della lingua. Padre Damiano individua con lucidità le radici della divisione: il pettegolezzo, la calunnia, il desiderio di vendetta, l’incapacità di perdonare. Sono atteggiamenti che non solo offendono Dio, ma consumano le energie di una comunità, la indeboliscono dall’interno.
Colpisce l’espressione: “logora le forze di un popolo e lo rende più debole”. La pace, dunque, non è solo una questione spirituale individuale; è anche una questione sociale. Dove prevalgono l’intrigo e il sospetto, una comunità si disgrega. Dove si coltiva il perdono, si genera forza.
Una parola per il nostro tempo
Queste parole, pronunciate in un contesto missionario del Novecento, sembrano scritte per l’oggi. La società contemporanea conosce nuove forme di mormorazione e di calunnia: la velocità dei social media amplifica giudizi sommari, polarizzazioni, aggressività verbali. Le “risse” non sono soltanto fisiche: spesso si consumano nelle parole, nei commenti, nelle etichette che feriscono.
Il richiamo a “vivere il comandamento del perdono” appare controcorrente in una cultura che tende a esigere giustizia immediata, a esporre pubblicamente l’errore, a conservare memoria delle offese. Eppure, senza perdono, la convivenza si trasforma in conflitto permanente.
Anche l’osservazione sull’ubriachezza, indicata come causa di crimini e risse, conserva un’attualità sorprendente. Ogni forma di dipendenza — non solo dall’alcol — indebolisce la persona e, di riflesso, la comunità. La libertà interiore è condizione necessaria per la pace esteriore.
Padre Damiano non offre soluzioni politiche o strategie sociologiche. Propone un cambiamento del cuore. E questo cambiamento, a ben vedere, resta la radice di ogni riforma autentica.
Il significato di essere pellegrini di pace
La vita stessa di Padre Damiano suggerisce cosa significhi essere “pellegrini di pace”. Pellegrino è chi cammina, chi non si installa nelle proprie sicurezze, chi accetta la fatica del viaggio. Pace non è immobilità, ma movimento verso l’altro.
Essere pellegrini di pace significa:
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vigilare sulle proprie parole, sapendo che possono costruire o distruggere;
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rinunciare alla vendetta, anche quando sembra legittima;
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scegliere il perdono come atto di forza, non di debolezza;
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impegnarsi a spegnere i conflitti anziché alimentarli.
Padre Damiano ha attraversato oceani e continenti, ma soprattutto ha attraversato i cuori. La sua eredità non è fatta di opere monumentali, bensì di coscienze risvegliate alla responsabilità del bene.
In un mondo segnato da divisioni, tensioni e violenze sottili o manifeste, il suo invito resta limpido: vivere in pace con tutti. Non come ideale astratto, ma come pratica quotidiana, concreta, esigente. È questa la via dei veri pellegrini: uomini e donne che, camminando nella storia, seminano riconciliazione e diventano, passo dopo passo, artigiani di pace.

Roberto Luzi, laurato in Scienze religiose presso la Pontificia Università Antonianum Roma, ha una
lunga esperienza di consulente in diverse istituzioni pubbliche e aziende private. Formato nella
spiritualità francescana, ha collaborato e tutt’ora collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali:
l’Osservatore Romano, Avvenire, la rivista mensile “Francesco il volto secolare”. È esperto di
intelligenza artificiale in ambito didattico.
