Illuminismo militare: il generale giacobita Henry Lloyd (1718-1783) fra diplomazia e scienze economiche

Soldato e economista britannico del XVIII secolo, Henry Lloyd partecipò a molte campagne militari e missioni diplomatiche, scrivendo, inoltre, trattati di tecniche militari ed economia (l’Essay on the Theory of Money, stampato a Londra da John Almon, nel 1771). Ufficiale e scrittore di scienze belliche, professionista della guerra di trincea e campione della dialettica illuministica fra guerra e società, Henry Humphrey Evans Lloyd nacque in Galles – a Llambedr, vicino a Merioneth – da una agiata famiglia di mercanti e viaggiatori originaria di Wrexham. Studiò al Jesus College di Oxford tra il 1740 e il 1742, prima di spostarsi in Francia, nel 1744. La Guerra di successione austriaca – che, nel 1748, avrebbe incoronato Maria Teresa Imperatrice – era scoppiata quattro anni prima e Lloyd accompagnò l’esercito di Luogi XV nell’invasione dei Paesi Bassi austriaci. In quella occasione, mise in mostra il proprio talento in fatto di strategia e tattica militare, esperto in geografia ed ingegneria campale, promosso comandante del corpo degli ingegneri dell’armata francese dopo la Battaglia di Fontenoy (11 maggio 1745) combattuta tra il Duca di Cumberland e Maurizio di Sassonia.

Con il grado di capitano, tra 1745 e 1746, Lloyd guidò le forze giacobite di Carlo Edoardo Stuart in Scozia, a supporto del giovane Pretendente. Cercò anche di coinvolgere nell’impresa ribelli gallesi e stuardisti inglesi. Arrestato come spia della rivolta giacobita, e sospettato di fare parte di un complotto francese ai danni degli Hannover, venne portato a Londra. Rilasciato da John Drummond, Lloyd ritornò in Francia e partecipò all’assedio di Bergen del 1747. Passò, a quel punto, al servizio della Prussia degli Hohenzollern, prima di rientrare nuovamente in Francia, nel 1754, al servizio del Maresciallo di Belle-Isle. Dopo un’altra spedizione diplomatica in Inghilterra che lo vide fare la spola su entrambe le sponde della Manica, Lloyd si incontrò nuovamente con Drummond, a Londra, nel 1756, arruolato dal servizio segreto britannico. Grande mercenario, raggiunse, quindi, l’esercito asburgico, del quale fu tenente colonnello e quartiermastro del Maresciallo Franz Moritz Von Lacy, durante le prime campagne militari della Guerra dei Sette anni. Promosso generale, Lloyd cambiò ancora una volta alleanza – alla fine dei conti, avrebbe potuto dire di aver combattuto per tutte le grandi monarchie nazionali europee del Settecento – e nel 1760 raggiunse le truppe prussiane del Duca Ferdinando di Brunswick (1721-1792).

Conclusasi la Guerra dei Sette anni con la vittoria anglo-tedesca Lloyd pensò inizialmente di mettersi al servizio delle forze portoghesi, che stavano, allora, preparandosi a difendersi dalla Spagna – un conflitto militare di breve durata, e forse anche per questo mai ricordato dagli storici – sotto il comando del Conte (londinese di nascita) Wilhelm Schaumburg-Lippe (1724-1777), tra i maggiori tecnici militari del secolo XVIII, ed attore storico-sociale di primaria importanza, nelle riforme dell’esercito in Portogallo, al tempo del Marchese di Pombal e dell’Illuminismo di Lisbona.

Tramontata l’ipotesi lusitana, Lloyd ritornò in Inghilterra, ove combinò al suo meglio il lavoro di scrittore sulle materie belliche e l’attività politico-diplomatica, sempre non senza risvolti spionistici, al servizio di più bandiere: abile e intrigante, scaltro ed accorto, seppe muoversi con agilità e disinvoltura, nei meandri della balance of powers europea settecentesca, formalmente incaricato di diverse missioni diplomatiche per conto di Giorgio III, svolte e portate a termine mettendo a frutto una vasta rete di contatti e in Nord Europa e sul continente (con giacobiti, irlandesi, scozzesi, francesi, austriaci, prussiani e portoghesi), destreggiandosi abilmente nel network dei rapporti geopolitici internazionali.

Notevole eco e influenza ebbero le pubblicazioni a stampa del generale gallese. Quest’ultimo, nel 1760, fece uscire una Captain Lloyd’s Lists, che conteneva notizie ed informazioni su varie armate europee. Un impatto ancora maggiore sulla strategia militare dell’epoca incontrò, nel 1766, la sua History of the Late War in Germany between the King of Prussia and the Empress of Germany and her Allies, a cui, in occasione poi della seconda stampa ampliata (1781) vennero aggiunte alcune fondamentali Reflections on the Principles of the Art of War. Il libro di Lloyd certo più fortunato ed influente, un vero successo, sul mercato editoriale del secondo Settecento: venne tradotto in tedesco (ben cinque edizioni) e in francese (tre). Un secondo volume di esso, compilato assemblando carte manoscritte e dispacci militari, fu pubblicato postumo (nel 1784). Tale raccolta di scritti fa, di Lloyd, il padre della moderna arte della guerra, con calcoli matematici e strumenti scientifici, adoperati per riorganizzate le armate e condurre le operazioni sul campo: una vera e propria razionalizzazione delle tecniche militari, riqualificate ed elevate a scienza, al servizio della politica, secondo le linee, anche accademiche, di un trasferimento scientifico di conoscenze pratiche e saperi empirici, caratteristico del Settecento illuministico, tanto europeo quanto italiano.

A suo agio tanto sui campi di battaglia quanto in sede di negoziati, risorsa preziosa per il governo di Londra – che in virtù delle sue competenze belliche e della sua sagacia tattico-strategica gli perdonò sempre cambi di casacca, operazioni doppiogiochiste e tradimenti – Lloyd partì, nel 1768, per una missione segreta, in Italia, organizzata dalla monarchia britannica, in difesa della Corsica (in accordo con il Piemonte sabaudo di Carlo Emanuele III). In effetti, nell’avventurosa geografia dei suoi spostamenti gli mancavano solo gli antichi Stati italiani. Giunto nella Lombardia austriaca, vi incontrò Pietro Verri – il capofila della école de Milan sotto gli Asburgo, protagonista del dialogo fra la cultura e il potere statale – con il quale discusse a lungo di pubblica felicità, comportamento umano nella sfera sociale, commerci e discipline economiche. Furono proprio i dibattiti su moneta e finanze, diritto ed economia, allora in corso lungo tutta la penisola italiana sino a Napoli (dove l’abate Galiani aveva pubblicato Della moneta nel 1751), a far incrociare le vite di Lloyd e Verri, come sottolineato da Franco Venturi.

Su incarico del Marchese di Grandby, Lloyd vide, nel suo itinerario lungo lo stivale, diverse città, tra cui – oltre a Milano – Genova, Livorno, Firenze e Parma. Scopo e motivazioni del viaggio, peraltro, dovevano rimanere segreti ed il generale mantenne sempre un profilo volutamente basso e riservato per non rivelare il suo sostegno ufficiale ed il suo mandato al servizio diplomatico della Gran Bretagna, più volte nascondendo ai suoi stessi interlocutori le proprie reali valutazioni, attraverso giudizi erratici. Per motivi politico-diplomatici, l’interesse strategico del militare gallese si concentrò sulla situazione corsa (l’isola era passata, nell’estate del 1768, dai genovesi al controllo francese). Visitando ed analizzando il teatro delle operazioni in corso, Lloyd fece numerose valutazioni di carattere militare e, presto, perse la fiducia nelle capacità dei Corsi di reggere il confronto in campo aperto con l’esercito regolare francese, consigliando semmai loro una strategia basata su piccoli reparti mobili e tattiche di guerriglia.

Ritornato negli spazi ormai a lui congeniali del Regno Unito, Lloyd scrisse nel 1770 un Essay on the the English Constitution (ispiratogli dalla lettura di Montesquieu e Blackstone), e nel 1771 la Rhapsody of the Present System of French Politics, rivolta ad esaminare, scientificamente, i metodi migliori per frustrare le ambizioni francesi, nella guerra navale con l’Impero britannico, sui mari del Nord. Nel 1773, Lloyd ricevette un incarico presso le divisioni dell’Armata russa, allora impegnate nel conflitto con il Turco. Partecipò e si distinse all’assedio di Silistra. In favore dell’Impero zarista, combatté anche contro gli Svedesi. Solo il non essere nobile di nascita gli precluse l’ambito riconoscimento dell’Ordine di Sant’Anna. Seguirono altri viaggi, un po’ Grand Tour e un po’ spedizioni diplomatiche, ancora negli Stati italiani, in Spagna, a Gibraltar, e poi a l’Aia (la capitale della Massoneria olandese, con moltissimi fuoriusciti protestanti anglo-britannici e tipografi ugonotti) ove si spense nel 1783 dopo una vita inquieta ed errabonda.

Alla morte di Lloyd, alcuni suoi incartamenti confidenziali furono rimossi dalla sua abitazione da agenti del governo inglese, in parte secretati ed in parte pubblicati in A Political and Military Rhapsody on the Invasion and Defence of Great Britain a partire dal 1794 in più volumi. In America, Washington ne ebbe una copia nella sua biblioteca privata. Il founding father statunitense aveva anche conosciuto, a Londra, presentatogli da Bird, lo stesso Lloyd, di cui apprezzava grandemente gli studi di teoria e pratica militare e l’idea, modernissima, di trasformare a tutti gli effetti la guerra in una scienza geometrica e rigorosa.

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