A Verona, nel 1782, il matematico ed ingegnere militare Anton Mario Lorgna (1735-1796) fondò la prima accademia scientifica ubiquitaria italiana ed europea, la Società dei Quaranta – dal numero dei membri complessivi di essa – in seguito, e sino ad oggi Accademia Nazionale delle Scienze. Si trattava di un consorzio non solo ispirato alla cultura dei Lumi e all’uso pratico di scienze esatte ed applicazioni geometriche, ma di un’accademia che per la prima volta prescindeva dalle dinamiche del mecenatismo di epoca post-rinascimentale.
Alla morte del suo fondatore, la guida dei XL passò a un conterraneo di Foscolo, Antonio Cagnoli (1743-1816), fautore del pensiero politico illuminista – seguace e di Montesquieu e del modello inglese di monarchia temperata e Stato costituzionale – e cultore dell’utile, indicato dalle nuove scienze e dalle tecniche settecentesche, che stavano, allora, diventando storicamente tecnologia, a tutti gli effetti. Fra il tardo Settecento – tra Verona e Modena, negli anni difficili delle occupazioni napoleoniche – Cagnoli, oggi assai poco ricordato, in sede storiografica, si distinse come brillante diplomatico (al servizio della Repubblica di Venezia fino al 1797), matematico ed astronomo, autore di importanti osservazioni celesti con il telescopio, dalla Specola scaligera del palazzo seicentesco di via Quattro Spade, dal 1786. Per essa, ebbe parole largamente lusinghiere il galileiano vicentino e storico della scienza Giuseppe Toaldo, il quale scrisse che «In Verona ritrovai una specola sorta dalla terra, o calata dal cielo. Ella è opera dello eggregio socio nostro Signor Antonio Cagnoli. È una specola fornita di tutto l’occorrente per un privato osservatore ad uso di Parigi e Londra coll’ultimo gusto della finezza Astronomica. Il Signor Cagnoli ha innalzato una sala capace nella quale ha disposto in fila tre insigni Stromenti: la Macchina Parallattica, lo Stromento dei Passaggi, ossia Cannocchiale Meridiano, ed un Quadrante di tre piedi, posto in un sito comodo, un Artifizioso Pendulo. Il primo e l’ultimo Stromento tiene il tetto mobile, che si gira, lentissimamente; il tutto è coperto di latta. Il Signor Cagnoli ha avuto il coraggio di spendere in queste opere tra Stromenti e fabbrica due buone migliaia di zecchini». L’osservatorio veronese di Cagnoli sorgeva in una loggia barocca di materiale marmoreo, con scale laterali e un grande orologio a sormontarla.
Cagnoli iniziò il suo versatile e multiforme itinerario intellettuale con gli studi e letterari e storici, diventando prestissimo cancelliere del governatore veneto nelle Isole Ionie. Nel 1767 venne mandato in missione diplomatica a Bergamo, appena prima di essere nominato segretario dell’ambasciatore Marco Zeno, alle corti di Madrid (1772) e Parigi (1775). Anni di viaggi e conoscenze, nel network accademico e scientifico di età illuministica, con contatti internazionali e letture di libri europei (principalmente, di enciclopedisti e philosophes, fisici ed architetti). A partire dal 1781, l’interesse vivo e competente verso le scienze esatte condusse Cagnoli agli studi astronomici, entro gli spazi aristocratici della Serenissima, ispirandosi al modello francese del maestro Lalande. In un breve arco di tempo, si guadagnò la stima e la considerazione scientifica dei maggiori colleghi francesi, pubblicando, anche, il risultato di varie ricerche sui Mémoires della Royale Académie des Sciences parigina e collaborando a numerose voci della Encyclopédie méthodique, concepita per correggere (ed ampliare) la più famosa impresa editoriale di Diderot e d’Alembert. A Parigi, tra il 1782 e il 1785, Cagnoli aveva altresì acquistato o costruito alcuni strumenti matematici e astronomici. Per lui, empirista baconiano, teorie e spiegazioni dovevano derivare da osservazioni ed esperimenti. La stessa visione di Tycho, nella seconda metà del XVI secolo.
Eccellente studioso di cartografia celeste, Cagnoli portò avanti al ritorno in area veneta numerosi lavori di matematica ed astronomia, incluso un metodo per determinare le longitudini geografiche, che venne premiato dalla Reale Accademia delle Scienze di Copenhagen. L’apprezzamento danese gli aprì le porte delle relazioni scientifiche con i newtoniani del Nord Europa. Nel 1786, Cagnoli fece stampare a Parigi da Didot la sua Trigonometria piana e sferica, manuale che confermò la sua celebrità nella rete delle istituzioni scientifiche continentali, nel crepuscolo del secolo XVIII. Tre anni dopo, fu la volta del trattato contenente la succitata Méthode pour calculer les longitudes géographiques, pubblicata a Verona, da Ramazzini. Nel XIX secolo inoltrato, sarebbero usciti poi anche una seconda edizione aggiornata ed aumentata della dissertazione trigonometrica (stampata, in Bologna, dai fratelli Masi, nel 1804) e le Sezioni coniche (edite postume, a Modena, dalla Società tipografica ducale nel 1830): opera imponente, insieme di scienza e di storia delle matematiche, che portava nel Settecento la tradizione sviluppatasi da Apollonio in epoca ellenistica sino a Torricelli nel Seicento. Lo studio e l’approfondimento delle sezioni coniche era stato straordinariamente importante, per la storia della matematica, anche nell’Inghilterra del XVII secolo: il periodo d’oro della scienza britannica, che aveva visto la nascita della meccanica di stampo gravitazionale e del moderno calcolo infinitesimale, andando oltre le indagini greche, circa ellisse, parabola e iperbole. Nel suo De sectionibus conicis (1655), Wallis aveva descritto le coniche, per la prima volta, alla stregua di curve agebriche del piano, anziché come mere sezioni tridimensionali di un solido geometrico. Impostazione che fu seguita magistralmente da Newton con la legge del quadrato della distanza e delle orbite coniche dei corpi celesti, in movimento intorno al Sole centrale: risultati ai quali Newton giunse, non tramite teorizzazioni filosofiche, ma progettando e usando il telescopio a riflessione e lo specchio parabolico. Nel Seicento inglese, partendo da basi geometriche euclidee, anche nell’uso del linguaggio scientifico impiegato, lo studio delle sezioni coniche cessò pertanto di essere un problema astratto diventando invece lo strumento fisico-matematico primario al fine di decifrare le leggi dell’universo. Halley, oltre ad applicare le sezioni coniche allo studio astronomico delle orbite delle comete (dimostrando, a partire dall’eliocentrismo kepleriano, la traiettoria ellittica di queste ultime), fu, altresì, un grande classicista: infatti, curò e tradusse Apollonio, ricostruendo con un gran lavoro di divinatio il perduto Libro VIII delle Coniche, ed inaugurando un filone di ricerche sviluppato poi, nel corso del Settecento, sino – negli anni veronesi di Cossali, Lorgna e Cagnoli – alle formalizzazioni e classificazioni euleriane elaborate tra Basilea (a contatto coi Bernoulli), Berlino e San Pietroburgo.
Alla fine di novembre del 1796, Cagnoli fu successore di Lorgna alla presidenza dell’Accademia dei Quaranta, rieletto nella carica due volte consecutive. Ebbe il grande merito di saper guidare la Società Italiana delle Scienze nelle turbolente fasi storiche della Cisalpina. L’osservatorio astronomico fatto costruire da Cagnoli a Verona con tutto il suo personale apparato di macchine e di strumenti era andato, nel frattempo, purtroppo distrutto, a causa delle guerre portate in Italia dal Bonaparte. Gli strumenti superstiti furono divisi tra la Scuola del Genio, l’Osservatorio di Brera e la Specola felsinea. A partire dal 1798, Cagnoli passò ad insegnare analisi matematica, seguendo l’impostazione di Eulero e di Lagrange, presso la Scuola militare di Modena. Vi sarebbe rimasto sino al 1807. Nella stessa Modena, egli creò un circolo accademico e culturale per la diffusione del nuovo sapere scientifico e tecnologico. Una tipica e caratteristica istituzione privata del tardo Settecento, messa in piedi seguendo il modello delle accademie provinciali anglo-francesi di allora. Strettissimi rimasero – ed anche per ragioni politiche, oltre che scientifiche – i suoi rapporti con la Francia. Nel 1802 fu a Lione e un lustro più tardi pubblicò, a Parigi, il Catalogue de 501 étoiles, il lavoro di mappatura stellare a cui aveva dedicato l’intera vita, frutto delle osservazioni celesti compiute dagli osservatori francesi e italiani, negli ultimi vent’anni del XVIII secolo. Il catalogo conteneva fra l’altro dati e informazioni precise ed accurate circa gli anelli di Saturno, da Galileo soltanto intravisti nell’inverno padovano del 1609-1610 e confermati dal Systema del cartesiano olandese Huygens nel 1659. Cagnoli, da parte sua, inserì le osservazioni telescopiche di Saturno nei più vasti quadri scientifici della nascente astrofisica, inaugurata in Gran Bretagna, da William Herschel, nel 1781, con la scoperta del nuovo pianeta Urano mediante cannocchiali dalla notevole portata ottica.

Davide Arecco è Ricercatore e docente di Storia della
scienza e della tecnica presso l’Università degli Studi di Genova. Ha al
suo attivo numerosissime pubblicazioni e si occupa, in prevalenza, di
storia della cultura medievale e moderna, in Europa e nei contesti
atlantici, da un punto di vista geografico-spaziale e
socio-intellettuale, con particolare attenzione verso la vita di eruditi
ed accademici e il nesso storico esplorazioni-cartografia-arche

