Sesto Capitale del BenEssere. Una rigenerazione urbana che parte dalla qualità della vita delle persone

Lunedì 17 novembre 2025, a Sesto San Giovanni, architetti, giuristi, economisti e rappresentanti del mondo imprenditoriale si sono riuniti per una tavola rotonda dedicata al futuro della città e, in particolare, al grande progetto di rigenerazione urbana ispirato alle visioni e alle proposte dell’architetto Giancarlo Marzorati, il cui contributo culturale e progettuale continua a orientare il dibattito anche dopo la sua recente scomparsa.
Un incontro nato con un intento chiaro: condividere la visione del progetto, ma anche ascoltare osservazioni, critiche e suggerimenti provenienti dal territorio. Non una presentazione, dunque, ma un confronto aperto sul modo in cui un’area storicamente segnata da dismissioni può tornare a essere luogo di vita, lavoro e relazioni.

L’incontro del 17 novembre 2025. Da sinistra: Claudio Fraconti, Bruno Santamaria, Leonardo Servadio (che ha modrato la tavola rotonda), Paolo Vino, Gianni Verga, Massimo Pulice.


Pubblico e privato: la via dell’equilibrio

L’architetto Marzorati, nelle sue riflessioni oggi più attuali che mai, richiamava un punto centrale: la rigenerazione urbana non si può realizzare né con un “privatismo selvaggio” né con un ritorno allo statalismo. Serve, piuttosto, quello che già la Rerum Novarum indicava come equilibrio tra iniziativa privata e responsabilità pubblica, una visione che la Chiesa non ha mai cessato di custodire.
A questo si collega il principio di sussidiarietà, ricordato da Gianni Verga, già assessore e figura di riferimento nelle politiche territoriali lombarde: un principio inscritto nella Costituzione nella riforma del 2001, spesso citato ma non sempre applicato. La sussidiarietà, però, è essenziale per rendere possibile ciò che molti territori italiani vivono come una priorità: accompagnare il privato a investire senza sostituirsi al pubblico e senza esserne schiacciato.
La Lombardia – con esempi come M4 e M5 – ha mostrato che modelli tariffari equilibrati e collaborazioni chiare possono produrre infrastrutture di qualità. E la rigenerazione urbana, come ricordano gli stessi promotori del progetto, non è altro che questo: rimettere in vita ciò che è stato dismesso, dando nuova destinazione a spazi produttivi ormai vuoti, seguendo l’impostazione metodologica che Marzorati aveva delineato.

Project financing, trasparenza e responsabilità
La prospettiva del project financing, illustrata dall’avvocato Bruno Santamaria, chiarisce ulteriormente l’orizzonte: nel partenariato pubblico-privato il privato propone, investe e recupera nel tempo le risorse attraverso la gestione di parte dell’opera. Ma perché questo funzioni servono regole, controllo, e soprattutto una visione unitaria.

Non basta un’idea – ha ricordato Santamaria – serve un disegno complessivo che risponda a necessità reali e al concetto di benessere”. Un richiamo che tocca direttamente uno dei nodi del progetto di Sesto: offrire servizi, spazi, qualità urbana, non costruire l’ennesimo quartiere monofunzionale destinato a diventare dormitorio.

Di trasparenza ha parlato anche Paolo Vino, portando l’esperienza dell’area ex Falck, la più grande area dismessa d’Europa, in attesa di un futuro da oltre trent’anni. “Il punto – ha ricordato – è capire quale beneficio reale un intervento porta alla città”. La politica, in questo, non può essere un regista onnipresente, ma nemmeno un attore marginale.

Pianificazione economica e visione territoriale
L’intervento di Massimiliano Pulice, di Cassa Depositi e Prestiti, ha aggiunto una dimensione cruciale: la finanza pubblica come promotrice di conoscenza e metodo. Cdp non porta solo risorse, ma competenze e strumenti per valutare impatti, sostenibilità e ricadute dei progetti.

E la direzione è chiara: non si finanziano più quartieri isolati, ma sistemi urbani capaci di garantire servizi, mobilità, connessioni. Fondamentale, infatti, è la lingua degli investimenti: attrarre capitali richiede progettualità, visione, bonifiche serie e un quadro economico-finanziario solido.

Il ben-essere come criterio di progetto
Oltre ai contributi tecnici, l’incontro ha messo al centro una domanda più profonda: che cosa significa rigenerare una città? Che cosa deve cercare un intervento urbanistico: solo funzionalità, o anche senso, relazioni, qualità della vita?

In un ampio e articolato contributo, uno dei presidenti dell’associazione organizzatrice ha ricordato che il tema della serata – “Città del ben-essere” – dice già molto: rigenerare significa guardare alla persona prima che alle infrastrutture.

Il benessere, come ricorda l’OMS, non è assenza di malattia: è equilibrio fisico, psichico e sociale. E questo oggi è minacciato da dinamiche pervasive: individualismo, precarietà lavorativa, fragilità relazionali, perdita di senso, solitudini. Se la città non si occupa di queste dimensioni, se non crea spazi di incontro, servizi, luoghi per tutte le età e tutte le condizioni sociali, allora il progetto resta incompleto.

Il richiamo a valori universali – dalla “Regola d’oro”, condivisa da tutte le religioni, al pensiero di Giovanni Paolo II e di Chiara Lubich, fino alla saggezza del Dalai Lama – è stato un invito a considerare la rigenerazione urbana come un’operazione spirituale e sociale oltre che architettonica. Una città che non favorisce l’incontro non genera benessere. Una città che non costruisce relazioni genera paura e indifferenza. Una città che non educa al senso comune perde il futuro dei giovani.

Sesto tra passato industriale e futuro metropolitano
Il presidente dell’Associazione Imprenditori del Nord Milano, Claudio Fraconti, ha infine ricordato il ruolo del tessuto produttivo: un territorio che cambia deve rimanere attrattivo per chi crea lavoro. Oggi, però, molte aziende – come nell’ambito dei trasporti e della logistica – sono costrette a spostarsi fuori città per mancanza di spazi adeguati. Anche questo è un monito: rigenerare significa anche preservare l’identità produttiva del territorio, non cancellarla.

Verso un nuovo modello di città
Il confronto del 17 novembre ha mostrato che Sesto San Giovanni possiede le energie, le competenze e la volontà per ricostruire un modello urbano nuovo. Ma ha anche rivelato quanto la rigenerazione richieda tempo, partecipazione, ascolto e coraggio.
La città del futuro non sarà solo un insieme di edifici, ma un ecosistema di servizi, opportunità, relazioni e spiritualità. Una città capace di far sentire ogni persona non solo ospite, ma parte viva della comunità. La rigenerazione urbana, allora, può essere davvero il luogo in cui ritrovare il “ben-essere”: non un risultato tecnico, ma una condizione umana. Una città ricostruita non solo nello spazio, ma nel cuore di chi la abita.

La tavola rotonda è stata accompagnata dall’esposzinoe di alcune delle maquette raffiguranti le idee progettuali per Sesto. Qui, la maquette relativa all’idea del centro operativo della Città del BenEssere. Maquette realizzata da: Studio AB – Progetto di Studio Marzorati Architettura. Foto di Daniela Galatanu
Torna in alto