Acuni aspetti storici alla base del rapporto tra chiese e città nel mondo occidentale

La fede e la cultura sono due aspetti del cristianesimo. Vanno assieme, intimamente legati ma sono anche distinti. Il mondo contemporaneo s’è trovato ad aver assunto i fondamenti della cultura cristiana, ma ha voluto tralasciare la fede, in questo generando un conflitto interno. Ed è questo conflitto che può minacciarne l’esistenza. La tematica affrontata nel volume “L’anima della città europea. Le chiese, il cuore e il volto” di fatto tratta questo problema, a partire da quanto la cultura cristiana ha generato e lasciato di più evidente nei panorami occidentali: le chiese, appunto, che sono state il perno attorno al quale s’è sviluppata la vita civile almeno dal IV secolo d.C..

In questo, il citato volume decisamente si differenzia dal non indifferente numero di testi usciti negli ultimi trent’anni attorno al tema delle chiese. Questi infatti sono stati perlopiù tentativi di inquadrare il problema in epoca postconciliare e spesso in essi si trovano, ripetuti, concetti e informazioni ormai ben assestatisi nella consapevolezza condivisa da chi si occupa della specifica tematica attinente all’architettura delle chiese.

Ma l’architettura non è che l’ultimo effetto di processi ben più ampi che agiscono anzitutto nella coscienza e nella cultura condivisa nella società, e li testimonia scolpiti nelle tre dimensioni della materia e dello spazio abitabile. Che pertanto diviene memoriale del suo tempo nonché simbolo della sua cultura. Ma le chiese, a differenza delle altre architetture, testimoniano un tempo che bensì scorre, ma sempre è aggiornato: esse vivono non solo nella memoria delle origini ma anche nella tradizione viva della pratica del culto e degli incontri delle comunità locali.

Sono state in certi momenti osteggiate al punto da essere distrutte o snaturate, in particolare da un paio di secoli a questa parte: ed è qui che il volume citato si distingue dalla pubblicistica sinora emersa su tale argomento. Perché, oltre a prendere in esame molteplici esempi di evoluzione urbana esperita attorno alle chiese e in virtù della presenza delle chiese, considera il modo in cui queste sono state avversate proprio in quanto testimonianze vive della cultura cristiana (ebraico-cristiana) – che in generale è la cultura occidentale.

Momento cruciale nel quale s’è aggrumata ed è esplosa l’avversione alle chiese è stata la Rivoluzione francese. Un fenomeno che purtroppo ha segnato e continua a segnare tanta parte della cultura europea, con la sua carica di violenza selvaggia e la sua pretesa di affermare diritti su basi estranee a quel concetto di diritto limitato dal riconoscimento della dignità umana, che invece è affermato e sistematicamente sostenuto dalla Chiesa in tutta la sua storia, anche nei suoi momenti più bui, in virtù della tradizione evangelica alla quale essa è sempre restata ancorata.

Per una complessiva comprensione della grande disgrazia piombata in Europa con la Rivoluzione francese, il volume indaga sul confronto con la Rivoluzione americana, che ha preceduto quella francese di una dozzina di anni. In entrambe si affermano i diritti umani, ma quella di oltre oceano si collega direttamente alla tradizione storica e culturale europea e, seppure da un punto di vista teista, riafferma il legame diretto con la religione, laddove quella francese in ogni modo si stacca da tale tradizione, non solo ma desidera ostacolarla, soverchiarla, soppiantarla con una visione materialista imposta dallo Stato.

Alessandro Manzoni ha ben catturato l’essenza della differenza tra le due, nel suo ultimo scritto: la Rivoluzione americana del 1776, ha spiegato, “parlava di eguaglianza di diritti tra i diversi popoli; non già, come l’Assemblea di Versailles, di eguaglianza tra gli uomini componenti uno stesso popolo; trattava di società formate, non di formazione di società. (…) Non era, come quella contemplata nella Dichiarazione francese, un’eguaglianza di nuovo genere, soggetta a interpretazioni, anzi bisognosa di interpretazioni, una eguaglianza da intendersi in un certo modo e non in un altro. La Dichiarazione di Filadelfia proclamava una soluzione; quella di Versailles, colle stesse parole, proponeva un problema”. (Storia incompiuta della Rivoluzione francese, A. Manzoni, pubblicata postuma nel 1889). La Rivoluzione francese ha dato luogo al fenomeno oggi ben noto della continua asserzione di nuovi diritti, poiché le mancava, come oggi manca, un riferimento attinente alla fonte di quei diritti. E solo tale riferimento è quanto sa anche limitare i diritti bilanciandoli coi doveri.

Nell’evocare i crimini collegati con la Rivoluzione francese, il volume sull’evoluzione delle città in relazione alle chiese ricorda che vi sono stati, in ambito occidentale, solo due importanti tenatativi di sovvertire la concezione e la misura del tempo: il primo è quello compiuto proprio dalla Rivoluzione francese, che ha voluto stabilire un proprio calendario che prendeva avvia dal momento della presa della Bastiglia e scandiva il tempo con un complesso sistema decimale in cui alla dedicazione dei giorni ai santi cristiani veniva sostituita una dedicazione a figure rilevanti della letteratura e della cultura. L’altro rilevante tentativo di medesima indole è quello portato avanti dal fascismo italiano che ha stabilito l’anno “zero” del proprio calendario nella marcia su Roma del 1922. Entrambi i tentativi di sostituire radicalmente la cultura cristiana con quella di regime sono falliti. Ma essi indicano anche la stretta parentela sussistente tra i due sistemi di governo di carattere dittatoriale, nei quali più che il taglio “di destra” o “di sinistra” prevale l’orientamento anti-cristiano, ovvero anti-occidentale e neopagano. Il nazismo tedesco non ha compiuto tentativi simili, si è limitato dall’affermazione di un neopaganesimo razziale e così il comunismo sovietico, con i suoi insegnamenti di dottrina ateistica portanti avanti insieme con la sistematica distruzione di chiese e monasteri per affermarsi come regime assolutistico.

In altri termini, se si considera l’evoluzione delle città in ambito europeo (e per estensione nel mondo influenzato direttamente dalla cultura europea), si nota che l’analisi va compiuta, seppure sul piano strettamente laico qual è quello sul quale si muove il libro, considerando la misura in cui la tradizione del cristianesimo e le sue testimonianze materiali, cioè le chiese, sono state valorizzate o ostracizzate, oppure in cui sono state favorite e difese. Un approccio ben più importante e significativo di quanto non siano le usuali analisi che operano sul terreno della volgare politica oscillante tra le diverse ideologie di taglio “conservatore” o “progressista”.

La conclusione del volume è che sebbene oggi la presenza attiva delle chiese nelle città appaia meno importante, essa continua a essere il perno dell’autentica civiltà occidentale, in una condizione di totale estraneità alle ideologie politiche della quali spesso viene artatamente rivestita per motivi di bottega.

Ma non mancano gli esempi di nuovi approcci di carattere comunitario nella ridefinizione di spazi urbani in cui anche le chiese contemporanee tornano a essere l’anima della città. In un contesto in cui il cristianesimo torna a essere l’unica risposta possibile, nel nostro ambiente culturale, alla ricerca di senso del vivere – per quanto questo sia stato ferito, frenato, occultato, avversato dagli strascichi del materialismo, in tutte le sue forme, la più recente delle quali, il consumismo digitale, tutt’ora è in piena espansione.

L’ANIMA DELLA CITTÀ EUROPEA. Le chiese, il cuore e il volto

di Leonardo Servadio (Jouvence 2026, pagine 280, euro 24,00)

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