Di Roberto Luzi*
Amicizia, Coraggio, Santità: la Speranza che Non Delude
1. Introduzione
L’estate del 2025 resterà impressa nella memoria di tanti giovani che hanno riempito Roma per il Giubileo dei Giovani. Due momenti hanno segnato in modo speciale quell’incontro: la Veglia di preghiera a Tor Vergata il 2 agosto e la Messa conclusiva in piazza San Pietro il giorno successivo, entrambe presiedute da Papa Leone XIV.
Non si è trattato di eventi isolati, ma di un’unica, grande catechesi sulla speranza cristiana, intessuta di testimonianze, riferimenti biblici e immagini concrete. Leone XIV ha saputo intrecciare la passione dei ventenni con il respiro della tradizione, passando da S. Agostino a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Papa Francesco, senza mai perdere il contatto con la vita reale dei ragazzi di oggi.
2. Speranza come amicizia vera e via di pace
Fin dall’inizio della Veglia, il Papa ha messo in guardia da legami superficiali e relazioni “a intermittenza”, tipiche di un uso distorto dei social media, dove la logica commerciale può finire per ridurre le persone a semplici profili o merci1.
Al contrario, ha ricordato con le parole di S. Agostino che “nessuna amicizia è fedele se non in Cristo”2. È l’amore di Dio, vissuto e riconosciuto nell’altro, che rende un legame stabile e capace di resistere al tempo e alle prove.
Ma Leone XIV è andato oltre, aggiungendo una nota decisiva: “L’amicizia è una strada verso la pace”3. In altre parole, non basta che l’amicizia sia sincera; essa è chiamata a diventare fermento di riconciliazione e di bene comune. Nella visione biblica, la pace non è soltanto assenza di guerra, ma pienezza di vita e armonia tra Dio, l’uomo e il creato.
È qui che la speranza si intreccia alla pace: le relazioni autentiche generano fiducia, e la fiducia è il terreno su cui può crescere una cultura pacifica. Come ricorda Papa Francesco, le reti sociali possono diventare un ponte di comunione solo se messe al servizio della verità4.
3. Speranza e coraggio di scegliere
Molti giovani, ha osservato il Papa, faticano a prendere decisioni definitive, frenati dalla paura di sbagliare o dal clima di incertezza che li circonda. Eppure scegliere è inevitabile: significa decidere chi vogliamo essere e quale direzione dare alla nostra vita5.
Leone XIV ha insistito su un punto: prima di essere capaci di scegliere, occorre ricordare che noi stessi siamo stati scelti. La nostra vita non comincia da una decisione nostra, ma da un amore che ci ha voluti e chiamati.
Qui il pensiero è tornato a venticinque anni prima, alla GMG del 2000, quando Giovanni Paolo II aveva confidato ai giovani: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità… è Lui che vi spinge a deporre le maschere”6. Questa certezza libera dalla paura e apre lo spazio alla speranza, che diventa la forza interiore per compiere scelte coraggiose, anche radicali, nella famiglia, nella consacrazione, nel servizio agli altri.
4. Speranza nel silenzio e nella coscienza
Un ragazzo statunitense, durante la Veglia, ha parlato del fascino e insieme della difficoltà del silenzio. La risposta del Papa è stata di chi conosce la profondità del cuore umano: il silenzio non è vuoto, ma spazio in cui la coscienza si lascia illuminare dal bene.
Qui l’eco di S. Agostino è evidente: “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”7.
Per Leone XIV, il Risorto si incontra ascoltando il Vangelo, servendo i poveri, cercando la giustizia e restando uniti a Lui nell’Eucaristia. Come amava ripetere Benedetto XVI, “chi crede non è mai solo”8: la speranza cresce nella comunione della Chiesa, tra persone che si sostengono a vicenda.
Il silenzio, dunque, non è assenza di attività, ma condizione perché la parola di Dio penetri e metta radici, rendendo più limpida la direzione da prendere.
5. Speranza come pienezza evangelica
La Messa conclusiva ha permesso al Papa di portare a sintesi il messaggio. Commentando la parabola del ricco stolto (Lc 12,13-21), ha ricordato che la vita non trova senso in ciò che accumuliamo, ma in ciò che sappiamo accogliere e condividere9.
L’orizzonte, ha detto, deve essere quello delle “cose di lassù” (Col 3,2), che ci rendono simili a Cristo nei sentimenti di tenerezza, bontà, perdono e pace. Non è un ideale vago: san Paolo lo traduce con la certezza di Rm 5,5, “la speranza non delude” perché fondata sull’amore di Dio riversato nei nostri cuori.
6. Speranza e santità quotidiana
Per rendere concreta la sua esortazione, Leone XIV ha indicato due volti noti ai giovani: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, entrambi prossimi alla canonizzazione.
Frassati, il “giovane delle beatitudini”10, ha vissuto un cristianesimo gioioso e impegnato: amicizie sincere, passione per la montagna, servizio ai poveri e difesa della giustizia. Il suo motto Verso l’alto racchiudeva la convinzione che ogni passo terreno dovesse portare più vicino a Dio.
Carlo Acutis, “influencer di Dio” della generazione digitale, ha usato internet per diffondere il Vangelo e far conoscere i miracoli eucaristici. “L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo”11, scriveva, mostrando come la speranza possa abitare anche i linguaggi e le tecnologie più moderne.
Il Papa li ha proposti non come eroi irraggiungibili, ma come segno che la santità è possibile in ogni epoca e ambiente: la Torino operaia degli anni ’20 come la Milano globalizzata del XXI secolo. In entrambi, la speranza si è nutrita di sacramenti, preghiera e carità concreta.
“Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno”12, ha esortato il Papa, in sintonia con Benedetto XVI a Sydney 2008 (“Non accontentatevi di una vita mediocre”13) e con Papa Francesco in Gaudete et exsultate (“la santità è il volto più bello della Chiesa”14).
Questa santità quotidiana non è fatta di gesti spettacolari, ma di fedeltà creativa e perseveranza, di piccole scelte di bene che, giorno dopo giorno, costruiscono un’esistenza luminosa. È qui che la speranza si fa visibile e contagiosa.
7. Conclusione
Il messaggio di Leone XIV, al termine di quei giorni di festa e preghiera, non si riduce a un’emozione passeggera. È un invito a radicare la speranza in tre parole chiave: amicizia (vera, generativa, capace di costruire pace), coraggio (nelle scelte che danno forma alla vita) e santità (come orizzonte concreto e quotidiano).
In un tempo segnato da frammentazione e paura, la speranza cristiana si rivela come forza capace di unire, motivare e trasformare. “Rimanete uniti a Cristo”, ha detto il Papa, “e contagiate il mondo con l’entusiasmo della fede”. È questa la speranza che non delude.
*insegnante di IRC dell’Istituto Pertini di Lucca e Coordinatore del Tempo del Creato
Note
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Leone XIV, Veglia di preghiera con i giovani, Tor Vergata, 2 agosto 2025, §1.
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S. Agostino, Contra duas epistolas Pelagianorum, I, I, 1.
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Leone XIV, Veglia di preghiera con i giovani, §1.
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Francesco, Christus vivit, 87.
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Leone XIV, Veglia di preghiera con i giovani, §2.
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Giovanni Paolo II, Veglia di preghiera, XV GMG, 19 agosto 2000.
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S. Agostino, Confessiones, I, 1.
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Benedetto XVI, Omelia, 24 aprile 2005.
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Leone XIV, Omelia Messa conclusiva Giubileo dei Giovani, 3 agosto 2025.
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Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Pier Giorgio Frassati, 20 maggio 1990.
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C. Acutis, Diario spirituale, cit. in Nicola Gori, Carlo Acutis. Un genio dell’informatica in cielo, San Paolo, 2016, p. 56.
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Leone XIV, Omelia Messa conclusiva Giubileo dei Giovani, 3 agosto 2025.
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Benedetto XVI, Veglia di preghiera, XXIII GMG Sydney, 19 luglio 2008.
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Francesco, Gaudete et exsultate, 9 aprile 2018, n. 9.

Roberto Luzi, laurato in Scienze religiose presso la Pontificia Università Antonianum Roma, ha una
lunga esperienza di consulente in diverse istituzioni pubbliche e aziende private. Formato nella
spiritualità francescana, ha collaborato e tutt’ora collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali:
l’Osservatore Romano, Avvenire, la rivista mensile “Francesco il volto secolare”. È esperto di
intelligenza artificiale in ambito didattico.
