Anche se la storiografia di orientamento ideologico liberale non vuole ammetterlo, in Inghilterra, tra la fine del XVII secolo ed i primi due decenni del XVIII, vi furono due colpi di Stato parlamentare, orditi dall’oligarchia protestante d’indirizzo whig: il primo coincise con la detronizzazione del legittimo Re Giacomo II nel 1688 ed il secondo alla morte della Regina Anna nel 1714. In entrambi i casi, a farne le spese fu la dinastia Stuart, che perse il trono a favore prima degli Orange e poi degli Hannover.
Venne in tal modo a delinearsi uno status quo politico, istituzionale ed ecclesiastico dalle ricadute gravose, anche in ambito scientifico e culturale. Infatti, gli uomini di scienza giacobiti e i newtoniani di marca tory – studiosi, matematici, fisici, astronomi, natural philosophers e accademici britannici, per lo più scozzesi – che tra la fine del Seicento e la metà del Settecento sostennero la legittima causa del giacobitismo, ossia il tentativo di restaurare sul trono anglo-britannico il deposto monarca Giacomo II, ed i suoi discendenti (Giacomo III e Carlo Edoardo Stuart) vennero isolati e perseguitati, politicamente, oltretutto da un establishment che, a parole, si proclamava tollerante e latitudinario. Tipica ipocrisia dello schema liberale. A causa delle loro simpatie politiche o religiose, anti-hannoveriane, moltissimi uomini di scienza e intellettuali, teologi e storici anglo-scozzesi subirono l’esclusione dalle Università britanniche – Oxford e Cambridge in Inghilterra; Edimburgo, Glasgow, Aberdeen e Saint-Andrews in Scozia – costretti all’esilio o alla fuga nell’Europa continentale. Una vera e propria diaspora giacobita, all’estero, dove i rifugiati stuardisti contribuirono peraltro in maniera significativa alla circolazione delle idee e al trasferimento scientifico di conoscenze tecniche (minerarie, belliche ed architettoniche in primis), lavorando sovente come ingegneri militari nei teatri di guerra o al servizio degli Stati assolutisti. I giacobiti, pertanto, ebbero legami e ruoli estremamente significativi sul piano storico, nel contesto della scienza e della tecnologia settecentesche. Per un certo periodo, aderì al movimento giacobita anche Bolingbroke, deista e libertino, amico di Voltaire e seguace di Newton nel campo delle dimostrazioni ottiche.
Oltre a lui, ritroviamo molte figure di spicco tra quegli uomini di scienza perseguitati, ad esempio Archibald Pitcairne (1652-1713), l’eminente medico, matematico e poeta scozzese. Fu una delle figure centrali del giacobitismo a Edimburgo. A causa delle sue posizioni politico-religiose contrarie al nuovo regime di Guglielmo III, Pitcairne dovette temporaneamente lasciare la Scozia, per insegnare nei Paesi Bassi all’Università di Leida. Qui, tra il 1692 e il 1693 mise a punto, insieme al meccanicista cartesiano olandese Hermann Boerhaave, la iatro-matematica: nuova scienza nata applicando all’arte iatrica i modelli della geometria e dell’aritmetica. A seguire quei corsi furono tra gli altri il medico Richard Mead e il geologo George Cheyne, i migliori allievi di Pitcairne, di lì a poco esponenti di riguardo del newtonianesimo britannico e della natural theology inglese all’alba dei Lumi.
Un altro importante teologo e matematico scozzese, tra i primi ad introdurre il calcolo leibniziano in Inghilterra, le cui posizioni politiche e religiose erano fortemente vicine agli ambienti scozzesi della fazione ecclesiastica legata ai giacobiti fu John Craig (1663-1731). Nativo di Dumfries, Craig studiò ad Edimburgo e fu amico di Newton, all’analisi del quale fornì diversi contributi di importanza primaria e con cui aveva in comune anche spiccati interessi di natura teologica. Scrisse, infatti, i Theologiae Christianae principia mathematica, trattato del 1698 che sin dal titolo si richiamava esplicitamente al primo libro newtoniano – i Philosophiae naturalis principia mathematica, la cui prima stampa era apparsa nel 1686 – ricollegandosi a tematiche millenariste legate al calcolo matematico (secondo schemi probabilistici ed esegesi di testi evangelici) della data del secondo avvento. Classici topoi della trattatistica escatologica inglese seicentesca e, in generale, della soteriologia post-puritana. Craig pubblicò anche la Methodus figurarum lineis rectis et curvis comprehensarum quadraturas determinandi (dissertazione sulla quadratura del cerchio, edita da Moses Pitt, nel 1685) e un Tractatus mathematicus de figurarum curvilinearum quadratutis et locis geometricis – stampato da Samuel Smith e Benjamin Walford, nel 1693 – esempio di risoluzione planimetrica dei problemi del neonato calcolo infinitesimale.
Un autentico gigante della scienza giacobita fu poi David Gregory (1659-1708), ultimo di una dinastia di matematici ed astronomi scozzesi. Molto legato anche lui a Newton, navigò in acque politiche oltremodo agitate e riuscì solo a mezzo di salti mortali ed entrature di peso – e a corte e all’interno della Royal Society di Londra – a conservare il suo posto all’Università di Oxford (peraltro, roccaforte stuardista già durante la Guerra civile del 1640-1649). La famiglia Gregory – James aveva pubblicato la sua Optica promota nel 1663, influenzando non poco gli esperimenti newtoniani sui colori – era nota per le sue accese inclinazioni episcopaliane e giacobite, nella Scozia di fine Seicento. David Gregory, docente saviliano a Oxford e commentatore dei Principia newtoniani, formatosi ad Aberdeen e Leida, pubblicò l’Exercitatio geometrica dimensione Curvarum (1604), i Catoptricae et dioptricae sphericae elementa (1695), gli Astronomiae physicae et geometricae elementa (1702, riediti in due tomi nel 1726, da Marc-Michel Bousquet) e curò una basilare edizione filologica di testi euclidei nel 1703.
Altro grande matematico scozzese di orientamento giacobita fu James Stirling (1692-1770), che – nel 1715, quando il partito liberale inglese mise arbitrariamente sul trono inglese Giorgio I di Hannover – venne espulso dall’Università di Oxford, proprio per via delle sue malcelate simpatie stuardiste, e del rifiuto di prestare giuramento di fedeltà alla corona hannoveriana. Stirling fuggì a Venezia, dove continuò ad insegnare matematiche. Fu solo Newton, consapevole del suo talento scientifici, a farlo rimpatriare, senza conseguenze. Stirling aveva, d’altra parte, nei suoi primi lavori, commentato e incrementato la matematica newtoniana ed il calcolo delle flussioni nello specifico, riprendendo le ricerche precedenti circa l’analisi del francese Abraham de Moivre, altro collaboratore ed amico dello stesso Newton, studioso di trigonometria e di teoria dei numeri, trasferitosi a Londra nel 1687, qui sodale anche di Halley e fellow della Royal Society (dal 1697). Una volta rientrato negli spazi accademici del Regno Unito, Stirling scrisse la fondamentale Methodus differentialis, stampata a Londra, da Straham, nel 1730: libro scientifico di notevole successo, sul mercato editoriale – con riedizioni ancora nel 1749, 1753 e 1760 – ricordato alla fine del secolo XVIII nel carteggio tra il matematico ligure Francesco Pezzi e l’ingegnere militare veronese Anton Mario Lorgna, fondatore della Società Italiana dei XL nel 1782.
In generale, se la comunità scientifica giacobita era, politicamente e religiosamente, isolata in Inghilterra, essa era, altresì, integrata appieno nel circuito delle reti accademiche europee. Dopo le fallite rivolte giacobite (in particolare quelle del 1715 e del 1745), migliaia di sostenitori degli Stuart fuggirono in Francia e Italia, Svezia e Russia. Tale vasta rete di esuli (la cosiddetta Jacobite Diaspora) incluse medici, ingegneri militari e cartografi che trovarono impiego nelle corti europee. Ad esempio, numerosi ufficiali e uomini di scienza scozzesi di fede giacobita contribuirono a modernizzare la flotta e le accademie scientifiche dell’Impero Russo sotto Pietro il Grande, e i suoi successori. Inoltre, nel campo della istruzione scientifica, esclusi dalle università inglesi a causa dei giuramenti di fedeltà, molti matematici e massoni giacobiti si formarono – o insegnarono – in atenei continentali come Leida, Parigi o Padova. I più prediligevano la fisica celeste newtoniana e la geometria applicata, mantenendo una marcata indipendenza dai circoli scientifici inglesi, allora controllati da whig e filo-hannoveriani. Dopo la Battaglia di Culloden (1746), il grosso della scienza giacobita si arruolò nel settore dell’ingegneria militare, o si impiegò presso le accademie russe, francesi e spagnole, portando con sé competenze cruciali nel campo balistico, cartografico e iatrico. Dunque, l’impatto sociale della loro presenza fu notevole, da non sottostimare. Altri matematici e fisici scozzesi dovettero, invece, scegliere, a malincuore, la via del presbiterianesimo. Fu il caso di Colin Maclaurin (1698-1746), pupillo di Newton e campione dell’analisi settecentesca, a Edimburgo e a York, tra i massimi e più illustri esempi dell’approccio scientifico scozzese e inglese nella prima metà del XVIII secolo, grande esperto anche in tecnica delle fortificazioni.

Davide Arecco è Ricercatore e docente di Storia della
scienza e della tecnica presso l’Università degli Studi di Genova. Ha al
suo attivo numerosissime pubblicazioni e si occupa, in prevalenza, di
storia della cultura medievale e moderna, in Europa e nei contesti
atlantici, da un punto di vista geografico-spaziale e
socio-intellettuale, con particolare attenzione verso la vita di eruditi
ed accademici e il nesso storico esplorazioni-cartografia-arche

