Sapere etnografico, storia religiosa e contesti geografici: Muratori e le missioni cristiane in Paraguay (1743)

Presbitero e storiografo, filologo e medievista, il modenese Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) fu una delle figure chiave nel passaggio, negli spazi degli antichi Stati italiani, nel crepuscolo del XVII secolo e soprattutto durante la cruciale prima metà del XVIII, dal razionalismo galileiano barocco all’Illuminismo cattolico moderato e riformatore. Molti ancora oggi considerano paradossale e alquanto ossimorico parlare di Lumi cristiani, preferendo la un (po’ logora) categoria di cattolicesimo illuminato, tuttavia proprio Muratori – il maggiore rinnovatore in direzione scientifica ed europea della cultura di casa nostra durante il primo Settecento, insieme a Vallisneri, Maffei e Zeno – seppe coniugare religione cattolica e nuovi fermenti illuministici senza contrasti di sorta, guardando al galileismo fiorentino e allo sperimentalismo veneto coevo.

Educato agli agli studi storico-giuridici ed artistico-letterari dai Gesuiti di Modena, studioso sia di lingua greca, sia di patristica latina, Muratori si giovò del magistero intellettuale di Benedetto Bacchini, allora Dibliotecario Ducale, nonché abate del Monastero di San Pietro e seguace dei Maurini. Portatosi, nel 1695, presso la Ambrosiana di Milano, Muratori vi scoprì quindi la storia dell’Alto Medioevo. Fu la grande svolta della sua vita, che segnò a lungo i suoi successivi studi di storia ecclesiastica e lettere antiche. Divenuto archivista e bibliotecario del Duca Rinaldo d’Este, dimostrandosi capace di muoversi, con un metodo rigoroso e mano sicura, fra antichi documenti manoscritti, ne approfittò anche per poter studiare la storia territoriale di luoghi allora oggetto di rivendicazione geo-politica, da parte degli Stati europei, coinvolti nella Guerra di successione spagnola (1700-1713). Intanto, l’abate di Vignola faceva stampare i suoi primi libri: il manifesto programmatico de I primi disegni della Repubblica Letteraria d’Italia (1703) e le Riflessioni sopra il buon gusto intorno le scienze e le arti (1708). A partire dal 1709 tornò prepotentemente alla medievistica, la sua più grande passione culturale. Socio corrispondente della Royal Society grazie a Newton, Muratori fu chiamato in veste di arbitro nella disputa – diplomatica e geografica – fra la Santa Sede e l’Impero asburgico circa le Valli di Comacchio, nel ferrarese. Si dedicò a tale vertenza, con precise e circostanziate analisi fondate su materiali storico-giuridici, per dodici anni (per ricavarne poi la Piena esposizione dei diritti Imperiali ed Estensi nel 1712 e le Antichità estensi ed italiane nel 1717, fulgidi esempi di storia locale e regionale del secolo XVIII).

Vennero, quindi, le opere maggiori della maturità, dai Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738) alle Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743), dal Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743 anch’esso come periodo) agli Annali d’Italia (1743-1749). Vanno altresì ricordati libri muratoriani quali il trattato apertamente illuminista De Superstitione Vitanda (1732-1740), la dissertazione Delle forze dell’intendimento umano o sia il pirronismo confutato (1745, una presa di posizione razionalista e moderata, cauta e tollerante sul problema storico della stregoneria), l’altro grande manifesto illuminista Della pubblica felicità (1749, successivo di un anno alle Lois di Montesquieu). In tali opere Muratori si faceva portavoce di un fattivo impegno civile, in favore dell’educazione, della scienza, delle riforme e della fede stessa, delle leggi e delle tecniche agricole. I suoi, insieme in Napoli a quelli del newtoniano Antonio Genovesi (1713-1769), furono fra l’altro in assoluto i primissimi studi italiani di politica agraria. Una conferma ulteriore della vastità degli orizzonti esplorati da Muratori in una vita operosissima e dalle ponderose pubblicazioni a stampa. Legatissimo a Vienna, ed al partito italiano residente nella capitale del Sacro Romano, nel 1726 Muratori inviò anche, a Carlo VI d’Asburgo, una lettera latina – la nota De codice carolino sive de novo legum codice instituendo – invitandolo a semplificare e riformare in direzione autoritaria la giurisprudenza nelle terre austriache. Altra grande ammirazione Muratori ebbe dagli eruditi europei: il De Brosses, transitando per Modena, al ritorno del suo lungo Grand Tour in Italia, lo volle conoscere personalmente, e ne rimase entusiasta (G. Imbruglia, Ludovico Antonio Muratori, in Dizionario biografico degli Italiani, LXXVII, 2012, ad vocem).

Storia religiosa, cultura dell’alterità e antropologia settecentesca

Il Muratori diede lungimirante e pionieristica prova della propria notevolissima sensibilità con le pagine del Cristianesimo felice nelle missioni de’ padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay, dotta dissertazione storico-religiosa sull’innesto del cristianesimo di matrice ignaziana nelle Americhe. Il libro è in parte collegabile anche alla Regolata devotione de’ cristiani, altro testo di prima grandezza, nel Settecento religioso italiano, da ricollegarsi alle nuove politiche ecclesiastiche inaugurate dal Papa Benedetto XIV (al secolo Prospero Lambertini, faro di riformatori e illuministi italiani). Entrambe le opere prendono in esame religioni, culto e pratiche dei cristiani, al di qua e al di là dell’Atlantico, sovente poste a confronto in maniera comparata.

Il Cristianesimo felice appartiene in particolare ai valori storici dell’età dell’assolutismo illuminato, delle riforme legislative ed istituzionali dall’alto, dell’osservazione sociale, moralmente orientata. Il libro rientra negli orizzonti valoriali e accademici della Pubblica felicità. Stampato per la prima volta, a Venezia, da Giambattista Pasquali, nel 1743, per quasi trecento pagine complessive (vedi G. Imbruglia, L’invenzione del Paraguay. Studio sull’idea di comunità tra Seicento e Settecento, Napoli, Bibliopolis, 2007), descriveva le famose missioni gesuitiche nel Nuovo Mondo, con dovizia di notizie e di informazioni, assai accurate e meticolose (tutte di prima mano, risalenti agli archivi manoscritti romani), decisamente attendibili, sul piano della ricostruzione. Quest’ultima, per un verso, rinviava alla tradizionale erudizione storica del tardo Barocca italiano, mentre per un altro approfondiva argomenti diremmo oggi di etnografia e scienze antropologiche ante litteram.

Il libro muratoriano sulla presenza dei Gesuiti e la diffusione del cristianesimo in Paraguay era la dimostrazione che, se eticamente indirizzata, un’élite (in questo caso, clericale) poteva guidare una popolazione alla felicità senza mutarne forme di governo ed assetto politico. L’ispirazione veniva a Muratori, come altrove nella sua davvero ampia produzione, anche dalla tradizione del platonismo ateniese, specialmente l’idea dell’educazione alla base dell’attività politica. Il testo del Cristianesimo felice è un resoconto storicamente documentato, una cronaca dettagliata ed una palese, quanto dichiarata, apologia del sistema delle Reducciones gesuitiche oltre oceano, specie in America centrale e meridionale, a contatto con le antiche civiltà precolombiane. Verso queste ultime – pur nella diversità di idee, costumi ed usanze, pratiche culturali e fede religiosa – Muratori nutriva grande rispetto. I territori ai quali la relazione storica fa riferimento non includono fra l’altro solo l’attuale Paraguay, ma anche parti di Argentina, Brasile e Uruguay odierni. Non vi è alcun eurocentrismo nella ricostruzione muratoriana, tutta fatti ed avvenimenti, vicina alle cose e lontana – come tanta scienza di età moderna, proprio quella maturata tra Sei e Settecento nel Vecchio Mondo – dai vuoti vaniloqui della logica aristotelica.

Il Cristianesimo felice è un’utopia cristiana: Muratori vi descrive la storia, religiosa e non solo, delle comunità fondate dagli Ignaziani come un modello di società ideale e segnatamente come il punto perfetto di incontro tra fede spirituale e giustizia politico-sociale. L’opera è un inno alla armonia comunitaria (già presente in tanta parte della letteratura utopistica rinascimentale e post-rinascimentale, dopo la scoperta del continente americano, e in alcuni autori anche in riferimento al mito atlantideo); non vi è inoltre proprietà privata, come in Platone. Il testo analizza, minuziosamente, l’organizzazione interna e la struttura sociale delle Riduzioni, trattando del governo ecclesiastico, della amministrazione civile e della gestione militare di quella che era, a tutti gli effetti, una vera colonia d’oltremare, impegnatissima, in età moderna, a difendersi dagli schiavisti portoghesi che infestavano allora le coste atlantiche. Tema, quest’ultimo, poco studiato, così come è da riscoprire il muratoriano Cristianesimo felice nel Paraguay.

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