di Rosanna Marotta Pasquinelli
Periodo particolarmente ricco di mostre, questo a Milano. Infatti, oltre ai tradizionali appuntamenti natalizi al Museo Diocesano e a Palazzo Marino, il Museo dei Cappuccini di via Kramer ci ricorda che non sono ancora finite le celebrazioni per gli 800 anni di alcuni momenti cruciali della vita di San Francesco. Viene così esposta la versione in catalano del Cantico delle Creature (composto nel 1225) illustrata da Joan Mirò e pubblicata nel 1975, insieme a 33 acqueforti e acquetinte a colori realizzate dal pittore catalano appositamente per il volume.

A Palazzo Marino dal 3 novembre all’11 gennaio è possibile ammirare un capolavoro del Rinascimento italiano: il Polittico di Monte San Martino dei fratelli Crivelli, opera del Quattrocento che raramente ha lasciato la sua sede originaria in provincia di Macerata.
Ma è al Museo Diocesano che siamo più aiutati a contemplare il mistero del Natale. Quest’anno ci viene proposta, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, una Natività di Lorenzo Lotto, pittore rinascimentale dotato di profonda religiosità e di spiccate doti di introspezione psicologica nella raffigurazione dei suoi personaggi.

Il soggetto tradizionale si discosta dai canoni classici per la presenza della levatrice. Questa donna anziana, che compare solo nei Vangeli apocrifi, è in posizione centrale, vicino alla Madonna e al Bambino, inginocchiata con le mani rattrappite perché è stata colpita da paralisi per non aver creduto alla verginità di Maria. I Vangeli apocrifi raccontano però che guarisce appena si rende conto che è tutto vero, dando così a Gesù l’occasione di compiere il Suo primo miracolo.
Nell’oscurità di questo interno notturno emergono con forza i colori quasi sgargianti degli abiti dei personaggi, illuminati dalla luce che irradia da Gesù e si riflette sul volto di Maria. Una luce che, pur lasciando volutamente in ombra ciò che non è essenziale al fulcro della narrazione, pervade tutta la composizione e mette in evidenza dettagli realistici, come ad esempio i riflessi nella bacinella di rame.
Particolarmente intenso il gioco degli sguardi: quello sereno e pieno di amore di Maria verso il Bambino da un lato, e dall’altro quello impaurito della levatrice che per superare la sua inquietudine fissa i suoi occhi sulla Madonna, cercando in Lei la conferma che qualcosa di straordinario sta irrompendo nell’ordinario.

