di Silvana Rapposelli
Nel profluvio di libri che quotidianamente vengono pubblicati, questo potrebbe passare inosservato se non fosse per il titolo accattivante Hai reso più bello il mondo (ed. Guerini e associati, Milano 2024, pp 135, con due cospicui inserti e foto perlopiù a colori) e per l’immagine di copertina che ritrae l’allora giovane sarto e maestro di eleganza Luciano Grella attorniato da alcune sue modelle. La ricostruzione della storia si deve al figlio Umberto, oggi noto e affermato avvocato, che all’improvvisa scomparsa del padre nel 2024 ha scritto “di getto e con il cuore” la sua biografia, mettendo in evidenza gli insegnamenti vari e vasti da lui ricevuti e che ne hanno formato profondamente il carattere.
In effetti Luciano Grella non è stato un sarto qualunque, ha vissuto una vita straordinariamente bella, ricca di soddisfazioni e di successi, spinto dal non comune estro creativo e avendo come base una visione ottimista e positiva della realtà. Nato nel 1939 a Cerea, nella pianura veronese, paese allora sostanzialmente agricolo di cascine e di contadini, da ragazzo si trasferisce con la famiglia in Brianza, a Canonica Lambro, frazione di Triuggio, oggi in provincia di Monza, dove la sua vita è destinata a cambiare. Inizia infatti a fare pratica presso una sartoria milanese e nel 1956 si iscrive all’Istituto Secoli, prestigiosa accademia di alta moda attiva a Milano dal 1934. Comincia col creare abiti per le sue giovanissime amiche e poi per qualche signora importante, cosa che gli procurerà ben presto una discreta clientela. Lavora nel seminterrato di casa, con l’aiuto della mamma a cui si aggiungono due sartine assunte.
Nel 1965 Luciano sposa Irma, l’anno dopo nasce il primo figlio e verso la fine degli anni Sessanta la famigliola e l’atelier si spostano nella casa costruita dal nonno nei fine settimana. Da allora il lavoro aumenta notevolmente e, si può dire, decolla la straordinaria fortuna dell’atelier che rimane attivo fino al 2011. Si confezionano soprattutto abiti per signore facoltose e ciò è l’occasione per intrecciare rapporti con una miriade di persone di ogni tipo, non solo lavoratori e preziosi artigiani ma anche con personaggi famosi in ogni ambito: manager, aristocratici, sportivi, giornalisti eccetera.
Nell’ambito della moda, un ruolo importante ha la moglie Irma, che già da giovane praticava egregiamente l’arte del ricamo. Luciano intuisce che quest’arte può essere combinata con la sua, e chiede a Irma di realizzare dei ricami – saranno originali e preziosi – per i suoi modelli che così acquistano pregio e ricercatezza. La moglie non è una semplice collaboratrice della creatività del coniuge, ne è la prima consigliera e, madre di due ragazzi, costituisce il baricentro della famiglia.
A un certo punto lui, che è stato definito ‘protostilista’, apre una boutique a Milano, nella centralissima via Manzoni, rilevando un locale con ben dodici vetrine. L’esperimento verrà poi chiuso perché egli si rende conto che non è vendere abiti la sua specialità ma creare con il talento che la natura gli ha dato capi su misura personalizzati che valorizzino la cliente esprimendone in qualche modo anche la personalità. Diceva: “Quando un vestito riesce? Quando sulla persona scompare”, ossia quando la preziosità del vestito non prevale sulla donna che lo indossa.
Grazie al suo approccio al mondo del costume, collabora a ideare un evento che si tiene a Barcellona, L’uomo e la sua gonna, dove si ripercorre la storia della gonna come abito maschile (la tunica romana, il kilt scozzese, il saio dei frati). Creerà così alcuni modelli di gonne per uomo, innovativi ma sobri ed eleganti, che saranno presentati anche nella TV italiana.
Ma la personalità di Grella non si esprime solo nell’attività lavorativa. Egli ha uno sguardo attento e valorizzatore per mille cose. Aiuta la scuola elementare frequentata dal figlio ad ottenere il tempo pieno, che si rende necessario quando i genitori lavorano, nonché un pulmino per il trasporto dei bambini. Si coinvolge da convinto credente con la comunità parrocchiale e con l’oratorio, facendo donazioni, sistemando al bisogno addobbi e paramenti liturgici, costruendo una linea di abiti per suore infermiere.
Ai figli insegna lo stupore del teatro e la passione per il cinema, ripetendo loro che “solo chi ha voglia di conoscere ha una vita ricca e piena”. Viaggia molto, oltre che per lavoro, con la famiglia perché “i viaggi aprono la mente”, e “la curiosità è la molla che fa progredire”. Trasmette la convinzione che c’è da imparare sempre e da tutti.
Gli ultimi anni di vita sono densi di riconoscimenti e di nuovi impegni. Nel 1991 viene eletto Presidente nazionale di Confartigianato moda, di cui si rivela un pilastro. In tale carica è notevole il suo impegno per il lancio di giovani stilisti e maestri artigiani, settore nel quale l’Italia vanta un’indubbia eccellenza ma che rischia di essere trascurato a causa dei mutati modelli produttivi.
Nel 1995 entra nella giunta Confartigianato Milano Monza e cura l’originale mostra 100 anni di moda in Italia che si tiene nella storica cornice della Villa Reale di Monza. Nel 2007 riceve il premio Maestro Città di Milano. Nel 2009 inaugura a Seregno, grosso centro nella bassa Brianza, una scuola di moda, ennesimo segno della sua valorizzazione del mondo artigianale e del forte legame con il territorio.

