La città di Bacău, nella Romania nordorientale, rappresenta uno dei casi emblematici di come la pianificazione urbana socialista abbia modellato interi territori, cancellando stratificazioni storiche e imponendo un modello di città profondamente distante dalle esigenze contemporanee. Con circa 200.000 abitanti, Bacău porta ancora oggi i segni di un passato in cui il regime comunista non si limitò a trasformare, ma rase al suolo e ricostruì quasi integralmente la città, ridefinendone morfologia, estetica e funzioni in base ai dogmi dell’urbanistica socialista.
In un contesto dominato da edifici residenziali seriali, assi viari imponenti e spazi pubblici funzionali più che identitari, sopravvive uno dei pochissimi edifici risparmiati dalle demolizioni: la Chiesa Sfântu Nicolae, elemento prezioso di continuità storica e simbolica.


Fu risparmiata, probabilmente, per una combinazione di fattori: il suo valore storico e identitario, riconosciuto anche dal regime; la posizione che non interferiva con i tracciati e le nuove volumetrie previste dal piano socialista; e il ruolo ancora attivo nella comunità locale, la cui soppressione avrebbe potuto generare tensioni non necessarie. Di fronte a questi elementi, il regime scelse di mantenerla, rendendola oggi una rara testimonianza della Bacău pre-comunista.
Un modello urbano imposto
A partire dal 1965, con l’ascesa di Nicolae Ceaușescu, la Romania intraprese un processo di trasformazione urbana radicale. L’urbanistica socialista, fondata sul funzionalismo e sull’ideologia della “nuova società socialista”, impose un’estetica rigida e standardizzata, dove industria, residenza e amministrazione formavano un sistema controllato e pianificato dall’alto.
Nel caso di Bacău, la mancanza di un ruolo politico di primo piano portò il regime a investire non in monumentalità rappresentativa, bensì in industrializzazione pesante e quartieri residenziali funzionali ai poli produttivi. L’antico centro storico fu quasi completamente eliminato per far posto a:
- blocchi residenziali seriali
- ampie arterie stradali
- edifici amministrativi uniformi
La città divenne così un organismo omogeneo, funzionale ma privo di un vero fulcro urbano, incapace di generare luoghi di aggregazione e memoria collettiva.


Frammentazione e incompatibilità contemporanea
Con il crollo dell’industria che ne aveva determinato la forma, il modello urbano imposto dal comunismo si è rivelato progressivamente incapace di rispondere ai bisogni di una città in trasformazione. Le analisi da me condotte hanno messo in luce cinque criticità principali:
- Modello urbano incompatibile con i cambiamenti demografici e sociali.
- Frammentazione degli spazi, separati da grandi assi viari e privi di continuità.
- Aree verdi non attrezzate, estese ma inutilizzate.
- Carenza di punti di aggregazione e spazi di socialità.
- Assenza di un centro urbano riconoscibile, capace di fungere da riferimento identitario.
Rigenerare per ricucire
La mia tesi, riprendendo un vecchio bando proposto diversi anni fa ma poi mai concretizzato, propone un intervento strategico su un’ampia area centrale oggi occupata da un parcheggio e circondata da due grandi parchi. L’obiettivo è restituire continuità a un contesto frammentato, creando un sistema urbano più permeabile, vivibile e riconoscibile.
La proposta si articola attraverso:
- nuovi percorsi pedonali che ricuciono i parchi esistenti;
- spazi attrezzati per la socialità e il tempo libero;
- una piazza centrale come nuovo fulcro;
- tre nuovi edifici pubblici che compongono un vero e proprio polo civico contemporaneo.

Fig 6 – Vista di progetto, Tesi di Laurea Magistrale
La progettazione recupera la scala della città pre-comunista, reinterpretando proporzioni e volumi storici con un linguaggio contemporaneo, senza rinunciare alla memoria del luogo.
Amministrazione – innovazione – cultura
Il nuovo polo civico è composto da tre blocchi distinti, ognuno con una funzione specifica, ma accomunati dalla stessa volontà di apertura, permeabilità e relazione diretta con lo spazio pubblico. Tutti i volumi mantengono un forte rapporto con il suolo e con il contesto urbano, evitando chiusure e promuovendo la trasparenza funzionale.

Blocco A – Amministrazione e relazioni con il pubblico
È dedicato ai servizi istituzionali e alla gestione del rapporto con i cittadini.
Dispone di due ingressi:
- uno per le funzioni amministrative, dotato di punto informazioni;
- uno affacciato sulla piazza, collegato a un bar/area break, pensato come spazio informale e accessibile.
Il nucleo centrale ospita collegamenti verticali e servizi, garantendo chiarezza distributiva e facilità d’uso.
Blocco B – Start-up e co-working
È il volume dell’innovazione, pensato per giovani professionisti, reti creative e attività collaborative.
L’ingresso conduce alla reception e alla zona servizi, mentre l’area break centrale funge da spazio connettivo che introduce alla grande area di co-working e agli uffici.
L’obiettivo è favorire creatività, scambio e flessibilità.
Blocco C – Arte e cultura
È il polo culturale del complesso.
L’ingresso principale porta all’accoglienza e al guardaroba, per poi oltrepassare il nucleo dei collegamenti verticali e raggiungere il bookshop, direttamente connesso ai laboratori artistici interni.
In fondo si trovano i servizi igienici, facilmente accessibili e ben integrati.
Il nuovo sistema civico non si limita ad aggiungere funzioni: costruisce relazioni.
Rende permeabili gli spazi, collega il passato al futuro, valorizza la presenza della Chiesa Sfântu Nicolae come memoria viva, e dà forma a una città più inclusiva, sostenibile e riconoscibile.
In sintesi, questa tesi intende offrire un contributo alla comprensione della complessa storia di Bacău, evidenziando come le vicende politiche e storiche abbiano influenzato lo sviluppo urbano e sociale della città, e proponendo soluzioni concrete per affrontare le sfide del presente, in un’ottica di sviluppo sostenibile e inclusivo.

(quanto sopra è il sunto della tesi di laurea in Architettura, discussa da Daniela Galatanu, relatore prof. Matteo Gambaro, presso il Politecnico di Milano, anno accademico 2024)

Dottoressa in Architettura, laureata con Lode al Politecnico di Milano, con una formazione arricchita da esperienze internazionali presso l’Universidade Lusófona di Lisbona e il George Brown College di Toronto. I suoi principali campi di indagine riguardano le trasformazioni urbane del Novecento, l’eredità del socialismo reale, i paesaggi post-comunisti e i processi di costruzione dell’identità urbana nell’Europa dell’Est. Su questi temi sviluppa la tesi dedicata alla città di Bacău, analizzata attraverso uno sguardo storico-critico. Interessata anche all’interior design e alla sostenibilità, partecipa al Premio Costruire Sostenibile – XII edizione.
