Economia sanchista: molta apparenza, poca sostanza. Lettera aperta a Elly Schlein (parte II)

Cara Elly Schlein,

mi permetto di ritornare sull’argomento già accennato (cfr https://www.frontiere.online/spagna-il-modello-non-imitabile-anche-al-di-la-della-pura-e-semplice-corruzione-lettera-aperta-a-elly-shlein/ ) perché mi rendo conto che mancavano alcune osservazioni, rilevanti soprattutto per chi, guardando la Spagna con occhi italiani perlopiù estranei a quanto avviene oltre i Pirenei, trova difficoltà a inquadrare chiaramente i fenomeni che vi si dispiegano.

Il governo Sanchez, tanto decantato qui da noi, da oltre tre anni non aggiorna la legge di bilancio generale dello Stato. Secondo la Costituzione spagnola (art. 134), il Governo deve presentare al Congresso la nuova legge di bilancio tre mesi prima che scada l’esercizio precedente; lo stesso articolo prevede che qualora questo non avvenga, automaticamente si proroghi il bilancio in essere. Il punto, come è stato evidenziato da José Felix Sanz Sanz, professore di Economia nell’università Complutense di Madrid, in un articolo pubblicato da El Mundo il 24 dicembre 2025 (Gobernar sin Presupuestos: una anomalía normalizada https://www.elmundo.es/opinion/2025/12/24/694a7661e9cf4a2a268b4583.html ), è che, non presentando per la terza volta una legge di bilancio nel 2025, Sanchez ha fatto dell’eccezionalità una consuetudine e questo “rivela una patologia istituzionale profonda e un progressivo deterioramento nelle dinamiche di responsabilità politica”. Che è un po’ come dire che si traduce in una distorsione della prassi democratica. Perché? Perché in assenza di una legge aggiornata il Governo procede per decreti e per decisioni ad hoc, che a volte passano sottotraccia e non vengono discusse nel congresso dei deputati. Questa prassi ha senso solo in condizioni di crisi eccezionali.

E dunque la tanto decantata economia spagnola si trova in una crisi eccezionale da circa 4 anni, più o meno la metà del percorso di governo sinora esperito da Sanchez? Il Governo procede con modalità sempre più arbitrarie e opache sul fronte dei finanziamenti. Come spiega il prof. Sanz, “la proroga non è pensata per ridefinire le politiche pubbliche, né per riassegnare priorità nella spesa, né per includere nuovi impegni strutturali. Eppure questo è proprio quel che sta avvenendo”.

Diversi settori dei pubblici servizi risentono fortemente delle carenze finanziarie, com’è risultato particolarmente grave con i continui malfunzionamenti delle ferrovie dovuti alla carenza di mantuenzione (si ricordi l’incidente ferroviario di Almaduz che il 18 gennaio 2026 causò 46 morti e 152 feriti, del quale il governo tentò di occultare la causa dovuta alle cattive condizioni dei binari).

In pratica il governo Sanchez utilizza le finanze pubbliche per fini propri, attraverso “decisioni parziali adottate al di sotto del radar del dibattito democratico” e mentre lamenta la carenza di fondi che consentano riforme strutturali o correzioni adeguate e responsabili, si nota in esso “una importante capacità di adottare decisioni di spese discrezionali”.

Per che cosa spende il governo Sanchez? Non è chiaro. C’è una diffusa inflazione che fa perdere potere di acquisto alle famiglie; hanno inventato il sistema dei contratti “fissi discontinui” (un’opera di maquillage per quelli che erano un tempo i contratti temporanei, ma essendo questi altri catalogati come “fissi”, durano nel tempo e danno l’idea di una stabilità in realtà inesistente); la povertà infantile è del 28,4 percento, una percentuale di 8,8 punti più alta della già elevata media UE. È recentemente emerso che i fondi europei stanziati per il recupero post covid sono stati usati in modo improprio per coprire i buchi generatisi nel sistema pensionistico nel corso del 2024 (cfr Europa desdice a Sánchez y la Autoridad Fiscal lo pinta más negro in El Debate del 17 maggio 2026 https://www.eldebate.com/economia/20260517/europa-desdice-sanchez-autoridad-fiscal-pinta-negro_418312.html )

Ed è in tale situazione che sempre più vengono alla luce comportamenti predatori di tanti alti esponenti del partito di governo, il più recente essendo quello che riguarda la figura dell’ex presidente di governo, nonché sodale di Pedro Sanchez, Rodriguez Zapatero, oltre ad alcuni stretti collaboratori di Sanchez, José Luis Ábalos (già ministro dei Trasporti nonché responsabile dell’organizzazione del PSOE) e Koldo García (consulente del primo e vicino a Sanchez) che da tempo sono in prigione preventiva, mentre sotto indagine tra i tanti altri socialisti si trova Leire Díez, militante socialista che, dopo la formalizzazione delle accuse di corruzione e di traffico di influenze verso Begoña Gómez, moglie di Sanchez (cfr https://www.frontiere.online/lo-scandalo-relativo-alla-moglie-del-presidente-pedro-sanchez-apre-una-nuova-fase-di-scontro-in-spagna/ ), è indicata come la persona incaricata di mettere i bastoni tra le ruote delle indagini svolte dalla magistratura sulla corruzione di ambito socialista: la chiamino “l’idraulica”, con la medesima dizione con cui si identificarono gli operatori del caso Watergate attivato da Nixon nel 1972 per spiare e sabotare i suoi avversari del Partito Democratico statunitense. Da quando la moglie e il fratello di Sanchez sono stati messi sotto inchiesta, il presidente del governo spagnolo s’è messo sul piede di guerra contro la magistratura al grido di “lawfare”, accusando la magistratura di operare per finalità politiche. Anche questo è uno degli aspetti che rendono la Spagna agli antipodi dell’Italia: se qui da noi la sinistra tende a difendere la magistratura “a prescindere”, in Spagna è tutto l’opposto, malgrado lì vi sia un Procuratore generale dello Stato nazionale di nomina governativa e fedelissimo a Sanchez, questi tende a stigmatizzare i magistrati che considera schierati con i destrorsi contro il suo governo “progressista”.

Dopo l’emersione degli scandali contro sua moglie e contro suo fratello, Sanchez, per il tramite del ministro della Giustizia, Felix Bolaños, ha anche cercato di varare una riforma dell’apparato della giustizia che, se portata a compimento, avrebbe sottoposto al controllo del governo non solo il procuratore generale dello Stato, ma tutto il sistema della magistratura (cfr https://www.frontiere.online/spagna-riforma-della-giustizia-e-un-certo-allarme-per-lorizzonte-venezuelano/ ). Ma tale progetto è fallito, perché vi si è opposto uno dei partiti indipendentisti che sostengono il governo: il PNV, partito nazionale basco. Questo, distinto dall’altro partito indipendentista basco, Bildu (la compagine “progressista” che al suo interno accoglie frange dell’ETA, il noto gruppo terrorista che fino all’inizio del nuovo millennio ha mietuto centinaia di vittime in tutta Spagna), ha un taglio di carattere destrorso, ma ciononostante è stato la chiave di volta dell’operazione con la quale Sanchez nel 2018 ha disarcionato Rajoy che, quale presidente del Partido Popular (PP), lo ha preceduto al governo. Per inciso, il PP, che in Italia sarebbe considerato di centrodestra, in Spagna è considerato di destra o di ultra-destra, laddove Vox è considerato di ultra-ultra-destra: la politica spagnola vive di estremi, la moderazione non riesce a farsi strada.

E Sanchez è considerato “progressista” malgrado tutto. È questione di fede: nella polarizzazione che il “guerracivilismo” resuscitato da Rodriguez Zapatero coi suoi due governi (2004-2011) che hanno affossato l’intesa configuratasi con la costituzione democratica del 1978 dopo l’epoca franchista, le tendenze alla contrapposizione piuttosto che alla ricerca di un comune interesse nazionale sono andate crescendo. E, insieme con la polarizzazione, sono cresciute le ambizioni indipendentiste, in particolare in Catalogna e nei Paesi baschi, ma non solo lì. Tutte queste tendenze cavalca il governo Sanchez, e ovviamente le considera progressiste.

Col crescere dell’ondata di scandali, della dimostrazione di come abbia piazzato uomini e donne a lui fedeli in posti chiave degli apparati statali al fine di garantirsi impunità pur a fronte di azioni fortemente degenerative, ci si chiede se anche la corruzione in Spagna sia da intendersi come progressista. E, di riflesso, in Italia ci sarebbe da chiedersi se guardare Sanchez come un esempio positivo sia qualificante o – a prescindere da quanto egli pretende di difendere in politica estera – squallidamente squalificante.

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