Nel film Eyes Wide Shut, l’ultimo diretto da Stanley Kubrick, si vede una villa nei dintorni di New York dove si svolgono festini di sesso selvaggio rivestiti da un alone di elegante sadismo. Vi partecipa un’élite di personaggi altolocati, tutti mascherati. Un medico, spinto dalla curiosità e avendone l’occasione tramite un musicista suo amico che animava gli incontri, vi si intrufola. Ma viene scoperto come elemento estraneo, per cui sembra stia per esser assassinato, quando una delle prostitute presenti, che poco tempo prima proprio quel medico aveva salvato da una crisi dovuta al consumo di droga, si offre come vittima al suo posto.
A parte l’aspetto romantico della prostituta altruista sino all’estremo sacrificio, specie di Margherita della Signora delle Camelie ovvero Violetta della Traviata, il film, uscito nel 1999 e tratto da un’opera di Arthur Schnitzler del 1924, Doppio Sogno, descrive quel tipo di corruzione in cui il potere economico-politico si manifesta in orge di sesso estremo, prono a qualunque degenerazione, come a esplorare il fondo della capacità umana di pervertirsi. È dove personaggi di potere travasano il prestigio di cui dispongono in un impeto sfrenato volto a superare ogni limite che la moralità pone ai comportamenti al fine di permettere la convivenza civile.
Si direbbe che il “caso Epstein” metta in scena nel teatro della politica e del potere reale attuale quello che la letteratura ha espresso sotto forma di opera d’arte.
O forse no, è il contrario: l’opera d’arte riprende aspetti e comportamenti dovuti alla degenerazione di coloro che, ubriachi di potere, scelgono di violare ogni norma morale per il semplice gusto di farlo, per confermarsi nel ruolo di esseri superiori alle regole del vivere sociale.
In realtà non è nulla di nuovo: si pensi al Satyricon, scritto verso la metà del I secolo d.C. probabilmente traendo spunto dalle gesta consuete nella corte neroniana, e comunque non molto distante dalle variegate perversioni di cui è cosparso l’Olimpo greco, dove tradimenti, incesti, pedofilia, assassinii, ecc. erano all’ordine del giorno e non scandalizzavano alcuno.
La novità del caso Epstein, più che nei comportamenti sessuali che mette in piazza, non sta nel fatto che il gioco della registrazione di tali comportamenti venisse usato per esercitare ricatti e tramite questi pilotare i comportamenti pubblici – politici – dei potenti coinvolti o nel selezionare coloro i quali possono essere destinati a cariche pubbliche di rilievo proprio perché ricattabili – ché tale sistema ha sempre “funzionato” come metodo per selezionare chi far accedere alle stanze del potere (viene in mente quell’articolo in cui si diceva di un magistato che lamentava che la Meloni non fosse ricattabile: https://www.iltempo.it/attualita/2024/10/20/news/magistratura-mail-choc-toga-rossa-anm-meloni-piu-pericolosa-di-berlusconi-migranti-albania-paternello-40659646/ ). La novità sta nella sua estensione internazionale, a sua volta conseguenza del fatto che, essendo al cuore del sistema di gestione del potere negli Stati Uniti, si diramava ovunque gli interessi di questi giungessero — come si può leggere dappertutto in questi giorni.
C’è stato chi ha inteso lo scandalo Epstein, almeno sulle prime, come collegato a uno scontro politico; c’è chi si aspettava che ghermisse l’amministrazione Trump e basta, ma ben presto le sue diramazioni si sono dilatate in ogni settore: banche, apparati giudiziari, teste coronate, partiti di diverso orientamento. Tutti uniti nell’orgia e nella trama dei ricatti che le orge consentono e promuovono.
La Spagna nel frattempo, sinora non direttamente coinvolta nel caso, sta vivendo una sua storia parallela: il governo Sanchez da qualche anno s’è rivelato essere collegato, per il tramite del defunto suocero del medesimo presidente del governo, a una rete di postriboli nei quali avvenivano attività sessuali “a tutto campo” simili a quelle di cui al caso Epstein, con contorno di registrazioni usabili per fini ricattatori. E mentre da un lato in quel governo socialista si promuovevano leggi per difendere le donne dalla violenza machista e si accennava alla prospettiva di mettere fuori legge la prostituzione (che attualmente in Spagna non è oggetto di regolamenti e si dice sia praticata da circa 150 mila persone), dall’altro è emerso che diversi alti rappresentanti del governo – alcuni dei quali, i tre più stretti collaboratori dello stesso Sanchez, già attualmente in carcere con l’accusa di aver esercitato altre attività corruttive legate tra l’altro al commercio di mascherine al tempo del covid, e di aver tratto proventi da traffici di petrolio in particolare col Venezuela – ne usavano correntemente. E alcuni di essi con comportamenti decisamente machisti, ovvero fondati su violenza, verso alcune donne. Se il caso Epstein non ha raggiunto la Spagna (almeno finora), la Spagna da tempo ha il suo proprio caso Epstein fatto in casa.
Si potrebbe dunque concludere, tutto il mondo è paese, mal comune mezzo gaudio, ognuno ha le proprie gatte da pelare, nulla di nuovo sotto il sole e via dicendo?
La questione è che, oltre a guardare a quel che c’è e che fa scandalo, bisognerebbe considerare quel che non c’è. Perché probabilmente è da questa assenza che derivano i comportamenti scandalosi. Manca il senso della moralità: questo è il punto. Ma questa non è cosa astratta né deriva semplicemente da leggi positive.
La radice della moralità sta nella religione, nel riconoscere nell’essere umano la dignità dell’immagine divina, ma solo nel momento stesso in cui l’essere umano si riconosce sottomesso, quale mortale, alla superiore legge divina. Senza questa relativizzazione del potere umano, che lo pone nella limitata prospettiva terrena a fronte di una illimitata giustizia infinitamente superiore, anche il presupposto-base del liberalismo – la mia libertà termina dove comincia la tua – finisce per rivelarsi fallace, perché nel confronto tra pari sempre riemerge l’impulso a prevalere sull’altro. Solo in chi riconosce il prevalere dell’infinitamente altro si dà la capacità – e il desiderio – di ridimensionarsi entro i confini umani che ci appartengono: in quanto figli, non quali dominatori. In quanto soggetti a una legge superiore e universale, non quali generatori di leggi da imporre ad altri (per alcuni ovunque “più uguali” che per altri).
Altrimenti il rischio che corre l’essere umano è sempre lo stesso, da Trimalcione a Epstein: quello di illudersi di essere superiore a qualsiasi legge, se non, addirittura, di essere egli stesso un dio, abilitato a comportarsi come i colleghi dell’Olimpo greco.

