Scrive un amico, il paesaggista Vittorio Peretto: “Stamattina ho fatto una scoperta che mi ha colpito. Scartabello vecchi libri di filosofia ereditati da uno zio al quale ero molto legato. Lo zio era sottotenente degli alpini quando l’8 settembre ‘43 fu arrestato dai tedeschi a Chiusa Isarco e spedito in prigionia per il rifiuto di aderire a Salò. Arrivato nel campo di Deblin Irena, in Polonia, entra in baracca e ci trova il suo professore dell’Università Cattolica, Giuseppe Lazzati. Anche lui prigioniero. Durante quel triste periodo hanno sempre parlato della ricostruzione dell’Italia.
Finita la guerra sono tornati in Italia a piedi, Lazzati è diventato membro dell’Assemblea Costituente e mio zio Assessore alla Pubblica Istruzione nel Comune di Varese e insegnante alla Scuola europea.
“In uno di quei libri trovo un manoscritto: tre pagine in cui si svolgono considerazioni sulla necessità della ricostruzione morale del Paese dopo il ventennio fascista e i disastri della guerra. Ho buoni motivi per pensare che sia uno scritto proprio di Lazzati”.
Lo scritto è probabilmente della fine del 1945 e rende molto bene l’atmosfera dell’epoca: il disorientamento che serpeggiava tra la gente, l’urgenza di ricostruire non solo l’economia, ma anche la cultura e la dignità delle persone. Un’urgenza che si sentiva in particolare negli ambienti cattolici impegnati in politica, di cui Lazzati era un illustre esponente. L’autore del testo (che si firma “G.”), intitolato “Ricostruzionie morale”, esprime una profonda delusione per il fatto che la fine della guerra non abbia portato l’immediato riscatto morale sperato, sottolineando i danni educativi subiti dai giovani durante il regime fascista (“il fatale Ventennio”).
Riproduciamo qui sotto quel testo, col permesso di Vittorio Peretto che per questo ringraziamo, perché fornisce una poderosa testimonianza di che cosa è veramente importante quando un Paese intero è in ginocchio e deve rialzarsi. Una lezione che non va dimenticata, neppure oggi quando quel periodo appare così lontano, in quanto alcune delle problematiche accennate sono ancora, e forse saranno sempre, attuali.

Ricostruzione morale
Una constatazione malinconica e quotidiana è quella del massimo e universale disordine morale e sociale che ormai ha invaso ogni cosa, ogni attività dell’uomo, ogni idea, e contro cui i galantuomini, gli onesti, quelli che si sono mantenuti ancora tali in un periodo certo tra i più pericolosi per la rettitudine dell’animo, cercano di lottare con tutti i mezzi; e la lotta purtroppo, con svantaggio loro, tanto è ancora ingrata!
Constatazione malinconica, tanto più quando per qualche tempo, dopo l’ormai storico aprile, ci si illuse che l’enorme cumulo di miserie morali e di errate interpretazioni della vita, frutto inevitabile della tirannia del fatale Ventennio e, particolarmente, degli ultimi anni tragici, di paura, potessero, nel nuovo respiro di libertà, di pace e di pensiero, dar luogo facilmente a un presto risorgere di idealità di bene e di sani propositi i quali, soprattutto per l’esperienza gravissima del passato, riconducessero la società, il popolo, su un piano immediato di vita migliore. Ma la guerra è passata, la guerra testé perduta , e troppi ancora oggi non possono e non vogliono passare da questo dannato fiume …s’è perduta anche negli ultimi 20 mesi.
Partigiani, Deportati, Prigionieri i prigionieri e gli avanzi di un esercito scomparso hanno fatto l’impossibile per attenuare non poco le condizioni d’armistizio – di recentissima pubblicazione – nel nostro povero Paese); tutte le conseguenti tristissime in ogni campo, morale, sociale, economico, intellettuale, lasciate a tutti quella falsa, materialista, vuota, coercitiva educazione del passato regime, nella quale siamo stati tanto, ignari e inconsapevoli, imbevuti specialmente noi giovani, cui la storia passata, opportunamente falsata ed addomesticata imbrogliava l’orizzonte, non potevano non trovare comuni tutte quelle conseguenza di cui la vita oggi è satura. Aggiungansi naturalmente i lutti, i dolori, le devastazioni, le distruzioni, la mancanza di lavoro, di mezzi, di risorse, la disoccupazione, le difficoltà sempre crescenti d’ogni sorta, il costo astronomico della vita e l’impotenza di fronteggiarlo, lo svilupparsi (…) e ormai accettato dal delittuoso fenomeno così detto della “borsa nera” (…) e l’epidemia preoccupante del banditismo e del brigantaggio, tutto questo conseguenza, come già accaduto, dalla guerra perduta, non poteva certo (…) la vita, che di certo si prevedeva nel dopo guerra, dura e tremenda. E noi possiamo facilmente osservare oggi che di fronte alla latenza di disposizioni o contromisure che vengano incontro (…) disgrazia (…), un malcontento più o meno compreso si sta diffondendo in tutti, malcontento che i nostri giornalisti cercano di spiegare, primo fra tutti l’equilibrato Mario Bona del “Corriere d’Informazione”, malcontento che è giunto già a tanto da gettare l’allarme e da far dire apertamente al Ministro De Gasperi, se non erro, nel discorso di domenica 4 Novembre, che un’eventuale guerra civile segnerebbe il caos e la distruzione totale del nostro sventurato Paese.
Eppure vien fatto di pensare che tutti questi mali messi insieme dovessero far riflettere un po’ di più tanta gente e risospingerla decisamente come serietà di vita e di propositi, a una sia pur lenta graduale, ma sicura ricostruzione materiale, quindi alla serenità e sempre al benessere, almeno alla tranquillità. Invece tutti borbottano, tutti si lamentano, tutti pretendono, e appena possono non lavorano ma qual è il loro contributo doveroso e necessario a questa benedetta, faticosa “ricostruzione”? Divertimenti d’ogni genere, feste, scampagnate ridicole, veglie danzanti organizzate con i pretesti più innocenti e ingenui, sfruttando persino la sofferenza degli Internati, e una pornografia sempre più invadente e ributtante che fa, mi si perdoni la parola, schifo. E i soldi per tutto questo? I soldi si rubano… la ragione è che la ricostruzione materiale, esige prima quella morale, altrimenti si lavora a vuoto, o meglio, non si lavora affatto, non ci si sogna neppure di lavorare. Ciò non è propriamente d’oggi, ma come grande prova di una concezione pagana della vita che, a poco a poco, da anni, ha invaso la società e non la nostra soltanto. Già il grande papa regnante, nel radiomessaggio natalizio del 1941, ha detto: “Povero popolo!”. Soggiungendo nel radiomessaggio del 1942: “(vedi poscritto). Soggiungendo il radiomessaggio del 1942” (vedi testo)1.

Oggi è indispensabile e urgente questa ricostruzione morale, dell’individuo, quindi della famiglia e della società. Occorre riportare in ogni individuo la realtà ideale del suo fine ultimo, ridargli la coscienza della sua personalità, questa personalità tante volte più proclamata da Pio XII, ridargli il senso della vita cristiana, rieducarlo all’imperio della legge morale, alla serietà della vita, alla responsabilità dei suoi doveri di fronte a Dio e di fronte alla società; riportarlo a un senso di disciplina e di ordine in tutte la comune, fargli capire il dovere del lavoro, la necessità di vivere con accordo, con pace, con la serena comprensione dello sforzo titanico e della volontà dura necessaria per avviarsi a un avvenire migliore. Ferruccio Parri, in uno dei suoi primi discorsi s’è ispirato alla serenità dell’ideale evangelico. Francesco Sforza, nel suo discorso inaugurale alla Consulta, ha ricordato che l’avvenire di Italia è tutto nei principi della sua civiltà cristiana. Ritornare a Cristo, in una parola, ed alla sua Chiesa. Solo così sarà possibile una ricostruzione anche di vita che sia veramente tale. E su tutto splende, motivo (…) e incoraggiante, conforto e fulgida certezza di un punto giusto ed eterno, il messaggio di Gesù nel suo meraviglioso “Discorso della Montagna”. G.
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Ecco: consegnamo al lettore queste parole, nella certezza che ancor oggi vi si possano trarre insegnamenti per una visione politica fondata sulla giustizia e sul riconoscimento di quanto di meglio si può trovare nella tradizione culturale e sociale italiana.
NOTE:
1Vi sono molti passaggi del Messaggio natalizio di papa Pio XII nell’anno 1942 cui questo testo potrebbe riferirsi. Ne citiamo uno. “Occorre riportare in ogni individuo la realtà ideale dell’aspirazione ultima, ridargli la coscienza della sua personalità, questa personalità tante volte più proclamata che vissuta, ridargli il senso della vita cristiana, rieducarlo all’imperio della legge morale, alla serietà della vita, alla responsabilità dei suoi doveri di fronte a Dio e di fronte alla società; riportarlo a un senso di disciplina e di ordine in tutte le cose, fargli capire il dovere del lavoro, la necessità di vivere con economia, con pace, con la serena comprensione dello sforzo titanico e della volontà dura necessari per avviarci a un domani migliore”.

