Davide I, discendente di Kenneth Mac Alpin, fu colui sotto il quale nacque il Regno feudale di Scozia, nel 1124, ossia un quarto di secolo dopo che i crociati dell’Occidente avevano instaurato il Regno latino di Gerusalemme. Fra le varie istituzioni create dal monarca scozzese vi fu la carica – diventata, poi, ereditaria – del regio Steward del Reame, chiamato successivamente Stewart, nome da cui sarebbe derivata poi, in seguito, la dinastia reale degli Stewart, a guida dell’Inghilterra – con l’interruzione dell’interregno repubblicano di Cromwell prima (1649-1660) e, poi, della monarchia Orangista (1688-1702) – dal 1603 al 1714. Lo Steward era, in sostanza, il Cancelliere di Corte, una figura simile al Maggiordomo di Palazzo della Francia merovingia di tre secoli prima.
Malgrado i Normanni si fossero avventurati, per la prima volta, in Scozia, sotto Guglielmo il Rosso, figlio di Guglielmo il Conquistatore, vi penetrarono in via definitiva e su vasta scala solo al tempo di re Davide I. Lui stesso, in tutto e per tutto, era un celtico, figlio del re celtico Malcom III e durante il suo regno furono numerosi i cavalieri normanni (e fiamminghi) ad entrare in Scozia, così come il monachesimo di area cistercense. Nonostante ciò, la Scozia rimase un regno completamente celtico con una fiera e persistente eredità pagana proveniente dall’Irlanda. L’elemento celtico, sino a fine Duecento, continuò infatti a prevalere nella società, nei costumi e nella religiosità scozzesi. Fra i membri della cerchia di Davide, vi era anche un bisnonno di Robert Bruce, il re scomunicato, che, nel 1309, avrebbe accordato protezione in Scozia ai templari superstiti, in fuga dalle persecuzioni di Filippo il Bello e papa Clemente V.
La storia dei Templari coincide da vicino con quella del Regno celtico e feudale di Scozia, dal tempo di Davide I a quello di Bruce. Al principio del secolo XIV, i romanzi del Graal, per quanto condannati dalle autorità ecclesiastiche, in varie parti d’Europa, incontrarono particolare diffusione in Scozia. Qui Bruce tentò con ogni mezzo di restaurare un regno celtico le cui tradizioni risalivano, attraverso Davide I, al Dalriada (antico regno, fondato da Kenneth Mac Alpin nell’Ovest del paese); i Bruce stessi erano stati fatti Lords di Annandale da Davide nel 1124, il medesimo anno dell’ascesa al trono del grande monarca scozzese.
La tradizione dei Templari venne tenuta in vita e tramandata da una rete di famiglie nobili di Scozia, che contribuirono indirettamente anche alla nascita della prima Massoneria. Sin dalle origini la Libera Muratoria poté così vantare legami privilegiati, con le alte sfere del potere politico anglo-scozzese, soprattutto con il casato reale degli Stuart, patroni poi delle scienze, nel XVII secolo. La Massoneria – a partire dal Trecento scozzese – entrò a fare parte delle maggiori correnti di pensiero europeo, avvolta sempre più dall’alone di mistero iniziatico-esoterico, che ancor oggi la circonda. In Scozia e quindi nell’Europa continentale, i massoni conobbero una pressoché ininterrotta e secolare espansione, che lasciò tracce della propria presenza nell’enigmatica Cappella Rosslyn – a tre miglia da Edimburgo, vera e propria ‘geometria del sacro’, terminata nel 1480, ed oggetto di attenzione e reverenza ancora nel secondo Settecento britannico – nonché nell’elitaria guardia del corpo del re di Francia (chiamata appunto Guardia scozzese). Sul piano delle relazioni diplomatiche internazionali, Davide I non guardò solo e tanto alla Francia, ma curò molto i rapporti tra Scozia e Fiandre. Anche in seguito alla sua morte, quei legami restarono assai saldi: quando Guglielmo invase l’Inghilterra, nel 1173, Filippo di Alsazia mandò appositamente in aiuto alla Scozia un contingente fiammingo di rinforzo.
Dabíd I Mac Maíl Choluim (questa l’originaria grafia del nome, in gaelico) oppure, in inglese, David I MacMalcolm, nacque fra il 1083 e il 1085 e morì il 24 maggio 1153, giorno in cui la Chiesa cattolica ancora ne celebra la memoria, venerandolo come santo. Originario del casato dei Dunkeld, Principe di Cambria, il territorio situato più a sud della Scozia e, pertanto, confinante con il Regno d’Inghilterra, dal 1113, venne sepolto nell’Abbazia di Dunfermline. Il nome di Davide è ancor oggi associato dagli storici all’occupazione della Northumbria a partire dal 1149, profittando della guerra civile scoppiata durante il regno di Stefano. Un peso notevole ebbe in effetti il tentativo scozzese di inglobare l’estremo nord e larga parte della costa occidentale (Caithness, Ross, Argyll, Galloway e Moray), secondo le linee d’una politica espansionistica sopravvissuta allo stesso Davide. L’avanzata scozzese in quelle zone fu favorita dalla stabilità interna e dalla continuità di governo, che connotò anche i regni successivi a quello di Davide I. L’espansione territoriale da lui avviata nelle Highlands venne accompagnata dallo sviluppo interno nelle Lowlands. Qui, furono fondate cattedrali gotiche e abbazie, si costruirono castelli e si istituirono circoscrizioni (sheriffdom) per suddividere il Regno in unità amministrative controllabili, zecchieri reali iniziarono a coniare pennies in argento equiparati alla sterlina inglese e si esigevano dazi sui prodotti d’importazione. I matrimoni contratti dai sovrani scozzesi, dal regno di Davide in avanti, comprovano che nei secoli XII e XIII la Scozia era avviata a diventare sempre più parte integrante di un contesto politico, non solo insulare, ma europeo. Inoltre, l’aspetto più significativo di tutto ciò fu che tale evoluzione richiedette – tutto sommato – ben poche guerre. Una rarità per l’epoca e un tratto peculiare della storia scozzese medievale.
Davide trascorse i primi anni di vita in Scozia, ma fu esiliato in Inghilterra, nel 1093. Dopo il 1100, divenne un frequentatore assiduo della corte inglese di re Enrico I, dove approfondì la cultura anglo-francese e normanna. Tra i suoi maestri ebbe anche Aelredo di Rievaulx, poi canonizzato. Nel momento in cui il fratello Alessandro I di Scozia morì (1124), Davide cinse la corona di re scozzese, sotto la protezione e con l’appoggio di Enrico I. Estese il controllo regio, sino alle zone più lontane del paese. Alla morte di Enrico, entrò in conflitto con il nuovo Re, Stefano d’Inghilterra, per ragioni di carattere dinastico. Inoltre, approfittò del dissidio per estendere i suoi domini, nell’Inghilterra del Nord, nonostante la sconfitta nella Battaglia dello Stendardo (1138). Riguardo alla prima parte della vita di Davide, peraltro, le fonti sono scarse (e non sempre concordi). Abbiamo a disposizione, oltre alla tradizione medievale successiva, alcune parti della Cronaca di Melrose, nonché la Chronicle of the Scottish Nation del prete di Saint-Andrews e Aberdeen e storiografo scozzese John Fordum, del XIV secolo (latinamente Chronica Gentis Scotorum, che andava dai faraoni al XII secolo).
Rivoluzione Davidiana: il termine viene tuttora impiegato, dalla storiografia e dagli eruditi, al fine di raggruppare i non pochi e decisivi mutamenti intervenuti, nel Regno di Scozia, sotto Davide I. Fu infatti lui a fondare i borghi, a dare concreta attuazione agli ideali della Riforma gregoriana, a consentire la creazione di monasteri, a regolamentare l’azione del governo centrale, e ad introdurre in forma compiuta il feudalesimo, mediante l’arrivo di cavalieri francesi e anglo-francesi, alcuni dei quali già conosciuti, personalmente, durante gli anni dell’esilio inglese, presso Enrico I. A fine anni Novanta, Davide divenne una figura importante, alla corte inglese. Nonostante la sua stirpe gaelica, al termine del suo soggiorno in Inghilterra, Re Davide era divenuto un perfetto principe normanno: William di Malmesbury ha riportato che fu in questo periodo che Davide «eliminò tutto la barbarie scozzese con l’eleganza acquisita e la nostra amicizia». Forse un commento eccessivo, e tuttavia la conferma della stima sincera da parte dell’intellettualità inglese basso-medievale.
Nel 1113, il sovrano scozzese riuscì a espandere i confini del proprio regno, che comprendeva ora le contee di Roxburghshire, Selkirkshire, Berwickshire, Clydesdale, Peeblesshire, Lanarkshire e Lothian occidentale. In quel medesimo anno, Davide assunse anche il titolo di conte di Huntingdon, e venne incoronato, a Scone. Le testimonianze (scozzesi ed irlandesi) affermano che la cerimonia di incoronazione fu costituita da una serie di elaborati rituali, della tradizione pagana, opportunamente cristianizzata (almeno in maniera superficiale) alla luce della cultura anglo-francese del XII secolo; molti elementi del cerimoniale non erano peraltro riportabili al cristianesimo: una conferma ci viene da Aelredo di Rievaulx, oramai amico intimo del re e membro a pieno titolo della sua corte. La vera grandezza di Davide I consiste, tuttavia, proprio nell’aver saputo riunire ed armonizzare, in maniera e eclettica e sincretistica, sotto certi aspetti quasi pre-umanistica, il paganesimo ed il Vangelo nella tradizione cristiano-celtica del monachesimo scozzese.
Nel 1130, morì sua moglie Maud di Huntingdon (Matilde), che gli aveva dato quattro figli (il principe di Scozia Malcolm, morto infante; Enrico, padre di Malcolm IV di Scozia; le figlie Claricia ed Hodierna, ambedue Principesse di Scozia). In quel frangente, Davide si trovava in Inghilterra, in missione diplomatica. Subito dopo, il fratellastro Malcolm, ottenuto il sostegno di Óengus, conte di Moray, il più importante vassallo di Davide, marciò alla guida di un esercito di ribelli scozzesi. Le milizie partirono da Angus, e si scontrarono con Edward Connestabile di Mercia, secondo gli Annali dell’Ulster. La sanguinosa battaglia non risolse le cose, e così Malcolm riprese a fuggire e la guerra civile continuò per altri quattro anni. Ancora una volta Davide chiese aiuto a Enrico I (una conferma degli stretti legami politico-militari ed istituzionali tra i regni di Scozia e d’Inghilterra). Enrico inviò un’ingente flotta e numerosi cavalieri normanni per aiutarlo a sedare la rivolta. La flotta attraversò il Mare d’Irlanda, il Firth of Clyde e sbarcò quindi presso la costa di Argyll, forse ingrossata da alcuni ex-templari. Nel 1134, Malcolm fu finalmente catturato e imprigionato nel castello di Roxburgh. La pace interna, conclusosi un periodo d’incertezza e turbolenze, venne quindi ristabilita e la prosperità del Regno di Scozia riprese.
Negli anni successivi, Davide I fu impegnato a pacificare i territori settentrionali del Regno, i quali, in precedenza, avevano sostenuto Malcolm. A partire dal 1130, per quattro anni, condusse una campagna militare al fine d’occupare le regioni di Strathgryfe e le aree intorno a Renfrew. Il sovrano si riappacificò con la contea di Moray, e conferì il titolo di conte a suo nipote, William Fitz Duncan (fu questo il periodo in cui fondò i borghi di Elgin e di Forres, nella medesima zona). Creò inoltre il Priorato di Urquhart e per un certo tempo risiedette nella fedelissima Argyll.
Nel 1136, mentre era impegnato a combattere con Re Stefano d’Inghilterra, il quale ambiva a dominare il Nord dell’Anglia, Davide I proseguì nell’opera di estensione del suo controllo, sul Nord della Scozia. A disturbarlo e procurargli fastidi in politica estera, fu il monarca di Norvegia, Oystein II, che condusse una grande flotta intorno alle Orcadi, e che, con una serie di mirate battaglie navali, riuscì a circoscrivere l’altrimenti crescente espansione marittima scozzese, dimostrando, ancora una volta, che la miglior difesa (pure sui mari) resta l’attacco.
Nel necrologio di Davide I, riportato negli Annali di Tigernach, il sovrano viene denominato Dabíd mac Mail Colaim, rí Alban & Saxan (ossia: Davide, figlio di Malcolm, Re della Scozia e di Inghilterra), un titolo nel quale viene riconosciuta e celebrata l’importanza di una parte della nuova Inghilterra del regno scozzese del monarca.
Oltre a fare grande la Scozia, nel secolo XII, trasformandola in Regno, e proiettandola nella storia medievale anglo-europea, Davide I avviò tutte quelle trasformazioni che, complice la venuta successiva dei Cavalieri Templari sopravvissuti, portarono con tutta probabilità anche alla nascita del primo ordine massonico nord-europeo all’epoca di re Robert Bruce. La questione non è certa ma senz’altro la Massoneria nacque tra le gilde e corporazioni degli architetti, geometri e muratori del Medioevo scozzese (e irlandese): a provarlo è Rosslyn, un autentico libro di pietra. Eredità rimasta viva e ripresa, sotto la protezione degli Stuart, nel Seicento, quando si affermò la Libera Muratoria operativa, di alchimisti e matematici, di astronomi e geologi, ingegneri ed inventori (ne fecero parte, fra gli altri, i cripto-cattolici Christopher Wren e Robert Moray, figure di punta della Royal Society londinese al tempo della Restaurazione degli Stuart sul trono, nel 1660). La successiva Massoneria britannica fu quella newtoniana ed illuminista, hannoveriana e liberale, simbolica e speculativa, del Settecento, legata agli stampatori ugonotti olandesi. Quanto, invece, alla Libera Muratoria francese del XVIII secolo, sfatiamo un mito: non fu essa a portare alla Rivoluzione del 1789, ma, semmai, il contrario, con idee repubblicane e giacobine che si infiltrarono nelle legge e ne mutarono in maniera profonda l’originaria ispirazione, storica e sapienziale. Solamente nel secolo XIX, infine, la politica entrò nel microcosmo massonico: prima, durante il nostro Risorgimento e poi, a fine Ottocento, con l’apertura agli ideali socialisti europei. Altri innesti dall’esterno, privi di un reale legame con la vera tradizione latomistica del Medioevo anglo-scozzese e della prima età moderna.

Davide Arecco è Ricercatore e docente di Storia della
scienza e della tecnica presso l’Università degli Studi di Genova. Ha al
suo attivo numerosissime pubblicazioni e si occupa, in prevalenza, di
storia della cultura medievale e moderna, in Europa e nei contesti
atlantici, da un punto di vista geografico-spaziale e
socio-intellettuale, con particolare attenzione verso la vita di eruditi
ed accademici e il nesso storico esplorazioni-cartografia-arche

