L’Europa o l’Africa? Chi è più inconcludente e meno indipendente? Gli ultimi sviluppi in campo economico – finanziario oltre che politico, assegnano il podio all’Europa. Lo dimostra anche l’inizio dell’Africa Credit Rating Agency (AfCRA) a Port Louis, Mauritius, da parte dell’Unione africana (Ua).
L’Ua dice basta alla dittatura finanziaria delle “sorelle del rating”, Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch. L’intenzione è di elaborare delle valutazioni più veritiere su paesi e imprese africani. L’Unione europea e i singoli paesi europei, invece, si accontentano e gioiscono per i resoconti e le pagelle loro “donati” dalle tre agenzie americane private.
Non bisogna mai dimenticare il ruolo centrale nefasto svolto dalle “Three Big” nella grande crisi finanziaria del 2007-8, quando elargirono a piene mani il massimo voto, la tripla A, a banche imprese, titoli e derivati che fallirono poche settimane dopo. Le conseguenze furono devastanti per l’intera economia mondiale! Non sono accuse formulate da qualche buontempone amante delle cospirazioni, bensì i risultati delle indagini del Congresso americano, come il “Financial Crisis Inquiry Report” del 2011.
E’ noto che i rating del credito influiscono sui costi d’indebitamento e sulla fiducia degli investitori. Se la percezione del rischio non riflette la realtà economica e viene esagerata, i governi possono trovarsi ad affrontare costi di finanziamento più elevati, con la conseguente riduzione delle risorse disponibili per infrastrutture, sanità, istruzione e sviluppo.
L’Economic Comission for Africa dell’Onu stima che i premi per il rischio costano all’Africa circa 75 miliardi di dollari l’anno in maggiori oneri per interessi. Ridurre detti premi rende meno pressante il ricorso al debito pubblico.
Secondo l’Unione africana, l’onere annuo del servizio del debito estero dell’Africa è salito a 163 mld di dollari nel 2024, rispetto ai 61 del 2010. In molti paesi, la spesa per interessi ha superato i budget annuali destinati a settori sociali chiave come la sanità e l’istruzione. Una situazione che potrebbe avere conseguenze negative durature per un continente caratterizzato dalla popolazione più giovane e in più rapida crescita al mondo. L’Ua ha anche osservato che le economie africane ricevono in media un rating compreso tra B e B-, rispetto a BB per le altre regioni emergenti, un divario che potrebbe limitare la partecipazione di alcuni investitori e aumentare i costi di finanziamento.
L’AfCRA, invece, offrirebbe l’opportunità di affrontare lo squilibrio nelle valutazioni apportando una comprensione più approfondita delle economie, dei dati e dei percorsi di riforma africani, ampliando così le informazioni a disposizione degli investitori. Potrebbe prendere in considerazione anche la ricchezza del continente, le risorse minerarie ed energetiche, le terre rare, le grandi prospettive di lavoro, le potenzialità della crescita della popolazione. L’obiettivo non è quello di ottenere rating più favorevoli per i paesi africani, ma garantire che le loro economie siano valutate con maggiore accuratezza. Essa si concentrerà inoltre sull’approfondimento dei mercati locali e regionali, consentendo ai fondi pensione e alle compagnie di assicurazione africane di investire una quota maggiore dei propri attivi a livello locale anziché all’estero.
Secondo l’Africa Finance Corporation, istituzione multilaterale panafricana creata dai governi del continente, il mercato dei capitali africano ha un valore di circa 4.000 mld di dollari. Tuttavia, meno del 5% degli strumenti finanziari possiede il rating.
Leggere le passate valutazioni delle tre agenzie americane viene da piangere. Per 23 paesi africani non esistono e per altri 32 esse sono una sorta di copia e incolla di frasi prese da alcuni articoli di analisi molto superficiali e poco documentate. Si evidenzia sempre l’instabilità politica e l’insicurezza rispetto agli investimenti in loco, per cui si sovrastima il rischio d’insolvenza dei mutuatari africani, facendo lievitare il costo del capitale e con esso il peggioramento delle numerose condizioni e garanzie richieste.
L’agenzia sarà indipendente dall’Unione africana e nessun governo o ente a capitale pubblico potrà avere quote di proprietà o esercitare alcun controllo su di essa. Ciò per salvaguardarne l’indipendenza, la credibilità e l’integrità commerciale. Sarà per un terzo controllata da Plus94, una società sudafricana di ricerca e intelligence con esperienza nel campo dei rating creditizi e delle analisi di mercato. Il resto sarà posseduto da entità economico-finanziarie private.
In Africa, mercati dei capitali più solidi, istituzioni finanziarie più credibili e informazioni creditizie affidabili sono essenziali per sostenere gli investimenti regionali e la trasformazione economica, anche attraverso l’Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA), il mercato comune africano in formazione.
La creazione dell’agenzia, pertanto, si inserisce nel più ampio impegno africano volto a riformare l’architettura finanziaria internazionale.
Tuttavia, rating differenti, o migliori, da soli, non risolvono le sfide dell’Africa in materia di finanziamento e di sviluppo. Occorrono una gestione macroeconomica oculata, la mobilitazione delle risorse interne, politiche fiscali responsabili e dati economici affidabili. E, naturalmente, meno corruzione e più impegno e responsabilità sociale da parte delle elite e dei governi nazionali.
Al riguardo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. I moralismi europei sono fuori luogo, per non parlare dell’America di Donald Trump.
