La famiglia Voss: teologia, storia, filologia e scienze geografiche nell’Olanda del Seicento

I Voss furono una delle punte di diamante della cultura europea, tra XVI e XVII secolo, latinizzati in Vossius, dalla Repubblica delle Lettere di età barocca. Gerhard Johannes Voss (1577-1649), teologo, filologo, storico e geografo, studiò presso la prestigiosa ed antica Università della natia Heidelberg, per diventare, tra spazi tedeschi ed olandesi, uno dei maggiori accademici del tempo. Erudito stimatissimo, in particolare nei Paesi Bassi e in Inghilterra, nel 1606 pubblicò i Commentariorum Rhetoricorum oratoriarum institutionum Libri VI e, l’anno dopo, un manuale di grammatica latina. Alla letteratura di tipo emblematico ed iconologico inaugurata da Alciati e Ripa, dedicò quindi nel 1613 le Dissertationes Tres de Tribus Symbolis, Apostolico, Athanasiano et Constantinopolitano. Un certo scandalo, intellettuale e religioso, suscitò la sua Historia Pelagiana (1618), che gli attirò sospetti di eresia per le aperte simpatie manifestate, nel libro, verso i Rimostranti. In seguito ai pronunciamenti teologici del Sinodo di Dordrecht, tenuto tra il 1618 ed il 1619, dai pastori delle chiese riformate europee, piovvero addosso a Vossius altre pesanti accuse di malcelata adesione alle dottrine arminiane.

Frontespizio dell’ultima opera di Isaac Vosssius (1685).

I suoi dotti studi su orazioni e retorica degli antichi sofisti (stampati, da Maire, tra 1621 e 1622, in Olanda) valsero, comunque, a Voss l’insegnamento di eloquenza greca presso l’Università di Leida, nel 1622. Proprio a Leida – nel Seicento, rinomata città della stampa, oltre che della vita universitaria – il teologo e filologo delle Province Unite diede alla luce i De Historicis Graecis Libri Quatuor (1623), e i gemelli De Historicis Latinis Libri III, editi entrambi ancora una volta da Maire. Nel 1628, Voss scrisse quella che, di fatto, era una sorta di apologia religiosa, le controverse e discusse Theses Theologicæ et historicæ de varijs doctrinæ Christianæ capitibus; quas, aliquot abhinc annis, disputandas proposuit in Academia Leidensi. L’anno successivo, grazie ai suoi molti contatti con il mondo protestante inglese gli venne offerta una cattedra, presso l’Università di Cambridge. Voss ci pensò sopra, a lungo, ma alla fine non se la sentì di lasciare Amsterdam, dove si era intanto trasferito. Consacrò gli ultimi vent’anni della sua vita a studio e scrittura, pubblicando un nuovo testo di retorica, ad uso delle scuole olandesi (1631), i De arte grammatica Libri septem (stampati da Blaeu nel 1635), il trattato De Theologia Gentili (1642) e una dissertazione genealogica di storia bizantina (1643, sempre licenziata dai torchi di Blaeu), nonché i Poeticarum institutionum libri tres (1647) ed una nuova raccolta di orazioni (1655), apparsa postuma, al pari dei De philosophia et philosophorum sectis Libri II (1657), dell’Etymologicon Linguae Latinae, Praefigitur eiusdem de Literatum permutatione tractatus (pubblicato dagli Elzeviri nel 1662, ed intriso di rimandi alchemico-esoterici), del Supplementum vulgaris grammatices contractus (1665), delle sue raccolte di Epistolae (1690-1691, in più volumi) e dell’opera omnia di scritti vossiani in materia di filologia, paleografia e critica storica. Tutte opere che confermarono la statura culturale del suo nome nel secondo Seicento ancora, apprezzatissimo dagli eruditi barocchi dell’intero continente, a prescindere da barriere confessionali o steccati politici.

Poligrafo ed umanista instancabile, Voss spese tesori di fatica anche nello studio della geografia, che, nel Seicento, non era solo mappatura dei territori, ma altresì unione di filologia classica e osservazione scientifica di luoghi e fenomeni naturali, comprendendo inoltre quelle che sarebbero divenute, tra XVIII e XIX secolo, meteorologia ed oceanografia fisica. Voss diede fondamentali apporti alle scienze geografiche, da lui inserite nel vastissimo quadro di una classificazione, enciclopedica, di scienze e storia. In particolare, per lui la geografia era l’autentica luce della storia, strumento basilare e propedeutico al fine di comprendere appieno, soprattutto, la cronologia sacra della Bibbia, le migrazioni delle antiche popolazioni e nazioni della Terra e la diffusione storica di religioni e miti (tra cui, quello del Diluvio, in effetti presente in tutte le forme di cultura umana sin dai tempi più remoti, pressoché in ogni luogo).

Cultura bibliotecaria e collezionismo di carte manoscritte nel XVII secolo

Il figlio di Gerhard, Isaac Vossius (1618-1689), si interessò pure lui come il genitore di geografia antica, divenendo, in breve, uno dei massimi esperti su scala europea di tecniche cartografiche. Partiva, ogni volta, dall’analisi di testi manoscritti, di epoca classica ed ellenistica, nonché da mappe e portolani medievali, per giungere a delineare in maniera insieme scientifica e descrittiva spazi e luoghi, senza più indulgere nella contemplazione di elementi favolistici. Nelle Observationes de Situ Orbis (1658), Voss, attraverso una monumentale edizione critica, commentò l’antico testo di Pomponio Mela, il maggiore dei geografi romani, emendando l’originale, mediante un’accurata collazione di manoscritti, allo scopo di ricostruire in termini il più possibile esatti e pertinenti la mappa del mondo, secondo gli antichi. Voss collezionò infatti moltissime carte geografiche del passato, anche di quello più remoto, lavorando come bibliotecario della Regina Cristina di Svezia, prima della sua conversione al cattolicesimo e del suo trasferimento a Roma (1654). Per lei, Voss accumulò criticamente una straordinaria collezione di libri e di manoscritti, di mappe antiche e di atlanti del mondo, conservata, oggi, presso la Biblioteca dell’Ateneo di Leida. A partire da quelle fonti, Voss scrisse vari trattati scientifici e oceanografici, avant la lettre: di geografia testuale, fisica terrestre e storia naturale (su basi, sovente, pliniane). Studiò il moto di venti e mari nel De motu marium et ventorum Liber (1663) – libro dedicato alle correnti marine e al moto delle maree kepleriano – l’origine del Nilo (compose importanti dissertazioni geografiche, riguardo ai fiumi, alle sorgenti ed alle piene nelle valli dell’Egitto antico, tra cui il De Nili et Aliorum Fluminum Origine, collegandole, correttamente, ai cicli delle piogge tropicali). Per le sue competenze geografiche, Vossius divenne consulente della Compagnia olandese delle Indie orientali, occupandosi di strategie per il tracciamento delle varie rotte commerciali e di ricerche climatologiche sull’andamento dei monsoni.

Oltre a quella messa insieme per Cristina, Vossius raccolse una ingens sylva di libri – a stampa, e manoscritti – che fecero della sua biblioteca personale forse la migliore di tutto il secolo. Erudito e grecista di razza, geografo ed arabista, dal 1641 viaggiò in Europa (fu in Inghilterra, Francia e Granducato di Toscana, sostando a lungo a Firenze). Durante il Grand Tour conobbe Grozio, il vescovo Ussher – la cui cronologia era quella, la stessa di Boyle, accettata Oltremanica – e si procurò numerosi manoscritti, rari e preziosi, prima venire ammesso tra le fila della Royal Society e di ritornare a Leida, nel 1644. Nel 1648, entrò, accanto al filologo e storico olandese Cornelius Tollius, alla corte di Cristina. La raggiunse in Svezia con la sua biblioteca nel 1650 e la rivide poi l’ultima volta a Bruxelles, quattro anni dopo. Per lei aveva trovato anche il Codex Argenteus, versione manoscritta del Nuovo Testamento in lingua gotica, oggi alla Biblioteca Carolina di Uppsala, antico libro risalente al VI secolo: una Bibbia d’argento (e oro, nell’incipit inchiostrato), scritta nell’alfabeto di Wulfila e redatta probabilmente a Ravenna durante il Regno di Teodorico il Grande, ritrovato nel XVI secolo nel monastero benedettino di Essen e portato nella Praga dell’Imperatore (astrologo e occultista) Rodolfo II d’Asburgo, prima d’arrivare a Stoccolma dopo la Guerra dei Trent’Anni. Si tratta di un codice manoscritto, di 188 fogli (dei quasi quattrocento originali), con frammenti del quattro Vangeli, lettere paoline, preghiere ed i capitoli V-VII del Libro di Neemia (o Secondo Libro di Esdra). Voss reperì la copia monca dell’ultimo frammento, rinvenuto in un reliquiario di Spira solo secoli dopo. Un esemplare ad ogni modo assai prezioso e rarissimo.

Voss pubblicò molti libri, per il tipografo e matematico Adriaen Ulacq, prima di trasferirsi (1670) in Inghilterra, qui Canonico di Windsor ed autore di tre opere stampate da Robert Scott tra 1673 e 1686 (tra le quali, saggi di prosodia e metrica, osservazioni scientifico-naturalistiche e un’appendice al testo, da lui commentato, di Pomponio Mela). A favorire il suo spostamento in Inghilterra, erano stati i molti contatti stabiliti nel 1642 in occasione del suo gran viaggio europeo. Veramente, la chiave di volta della sua vita e un punto di non ritorno sul piano della definitiva maturazione intellettuale di Isaac Voss.

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