Il Garda e il Grand Tour. Una mostra storica a Salò

Una piccola e preziosa mostra, “Tourist! Il fascino del viaggio sul Garda tra Romanticismo e Belle Époque”, presenta, a Salò – nell’essenziale ed elegante cornice del Mu.Sa, lievemente decentrato rispetto al borgo antico e luogo per eccellenza di documentazione sulla RSI, tra l’altro con nuovi documenti appena esposti, per chi si occupi di storia italiana contemporanea molto rilevanti – alcuni momenti della storia del viaggio sul Benaco, con corredo non solo di splendide immagini, ma anche di originalissimi bauli (per vari usi) da viaggio, accessori vari indispensabili per lunghi soggiorni, in epoca di turismo ancora elitario, non disinvolto e talora eccessivo come spesso oggi.

Visitabile fino al 4 ottobre, curata da Paolo Boifava e Maria Paola Pasini, con la collaborazione di un decano degli studi odeporici quale il professor Attilio Brilli, classe 1936, e autore di fama mondiale di opere fondamentali sul viaggio, la mostra ci introduce discretamente nella scoperta del lago, con tante immagini suggestive (tra le tante, mi ha colpito una veduta orizzontale opera del milanese Gaetano Gariboli, dalla villa Albertini a Garda, del 1850). Scoperta che fu tardiva, alle bellezze naturalistiche d’Italia si preferivano tradizionalmente quelle artistiche e architettoniche. Non, naturalmente, che il Garda non presenti anche quelle, ed in abbondanza. Ma in qualche modo chi le cercasse in zona aveva solo l’imbarazzo della scelta, Trento, ma soprattutto Brescia e Verona, erano mete più ricercate. Eppure il lago esercitava un fascino peculiare: le terre di Catullo, il più grande poeta d’amore dell’età classica latina, contrade ampiamente romanizzate ed utilizzate per soggiorni anche di piacere – i resti di sontuose ville romane ben lo mostrano – si collocavano in un crocevia geopoliticamente essenziale nell’Italia, ma si potrebbe dire, nell’Europa del tempo, una cerniera tra mondo italiano e mondo germanico, ma anche tra Lombardi e Veneti, tra due differenti storie e alla fine due divergenti concezioni di potere e amministrazione. Alla fine, la morte di Gian Galeazzo Visconti nel 1402 consegnò quasi naturalmente quelle comunità alla Serenissima.

Foto di P.L. Bernardini

Il Benaco è un campo di forze, non solo naturali, eppure il “Grandtourist” ci sembra voglia cogliervi, innanzi tutto, la bellezza paesaggistica colta armonicamente insieme a quella artistica e architettonica. Sono le “belle foreste” e le “acque tranquille” che fanno da cornice al lago formano – per Stendhal – “les plus beaux paysages du monde”, e vi è una percezione “romantica” del lago che sorge tra Sette ed Ottocento e non l’abbandona più. La mostra infatti s’apre con la serie di quindici vedute del lago del pittore svizzero Johann Jakob Wetzel (1781-1834), che – incise da Conrad Caspar Rordorf, suo contemporaneo e anch’egli di Zurigo –, accompagnano un fortunato libro illustrato del 1824, il Voyage pittoresque au Lac de Garda ou Benaco, pubblicato nella stessa città elvetica nel 1824 (il testo è stato poi ripubblicato Milano da “Il Polifilo” nel 1974, con una introduzione di Emilio Faccioli, e poi in edizione numerata a Ginevra, presso Slatkine nel 1983). Il lago allora lombardo-veneto, austriaco, era prossimo ad un grande cambiamento: nel 1827 venne inaugurata la prima linea di navigazione pubblica, col battello “Arciduca Ranieri”. Un altro pittore che lavorò in collaborazione con Wetzel, e gli fu di ispirazione per la ricerca di inedite prospettive, fu Johann Heinrich Bleuler (1758-1823), un artista, nativo di Zollikon, che lavorò ampiamente anche su porcellane. La Svizzera, terra di laghi, formava perfettamente questi artisti, che dipinsero anche molti laghi di casa loro, ove però non è presente la splendida, viva, rosata e azzurrina luce del Garda. Erano maestri di prospettive, sempre alla ricerca del punto in cui l’occhio dominasse qualcosa di insolito e di gradevole, ed unico, come quando Bleurer e Wetzel sono incantati dalla vista di Desenzano come si ha nella strada per Lonato (come si legge nel libro citato: «…dans cette belle scène la nature étale en profusion toutes ses richesses. Après avoir porté nos regards sur le beau bourg qui ressemble, avec son chateau, à une ville bien batie, nous apercevons au-delà la presqu’ile Sirmione et le grand isthme qui y conduit, la rive opposée avec le village de Lazise et, au lointain, les montagnes qui bordent l’Adige. Le village de Rivoltella se présente entre les deux arbres du premier plan; plus haut on découvre encore Centinaro ainsi que le castel Venzano.»

Foto di P.L. Bernardini

Non stupisce dunque che il lago diventasse in breve luogo di soggiorno e di incantamento per gli artisti più grandi, da Camille Corot a William Turner, a Sargent. E non stupisce che il turismo più allargato, ma sempre elitario, vi facesse capolino a partire dalla metà dell’Ottocento, e più abbondantemente poi a cavaliere dei due secoli, quando nasce una notevole industria alberghiera, e si sviluppa in tutta Europa e nel mondo l’arte e l’industria – soprattutto – della pubblicità. Non solo, ma nasce la fotografia e inevitabilmente il lago diviene oggetto di infinite rappresentazioni fotografiche, “un laboratorio visivo”, come scrivono i curatori della mostra, che coinvolge anche i maestri italiani, dagli Alinari a Giorgio Sommer che operava a Napoli. Vi sono poi reportages intensivi, quasi sistematici del lago, come quelli, qui rappresentati (da un prezioso portfolio di 35 foto conservate alla Biblioteca Civica di Verona), di Alois Beer, e di Moritz Lotze, con i figli Emil e Richard, che già avevano fotografato le fortezze venete per commissione austriaca. Sono foto certamente “belle”, ma soprattutto, documentarie, importantissime per lo storico per ricostruire i mutamenti dei luoghi, soprattutto per quel che riguarda l’urbanistica, ma non solo per questo.

Ai primi del Novecento il Garda esplode: vi soggiornano innumerevoli artisti, scrittori come Kafka e i Mann, l’alta borghesia e la nobiltà europea, americani abbienti, imprenditori alla ricerca di guadagni. Il Garda diviene oggetto di manifesti pubblicitari spumeggianti, magari firmati da artisti come il celebre napoletano Ettore Ximenes. A Gardone Riviera i coniugi Luigi ed Emilia Wimmer aprono, nel 1882, aprono il Grand Hotel Gardone, dando avvio all’industria del lusso alberghiero, per fortuna ancora fiorente ed assai variegata, ora, con “spa” e altre forme di “resort”. Un fotografo bresciano, Giovanni Negri (1865-1919), documenta il passaggio delle zone da rurali a turistiche, dei villaggi di pescatori e delle loro case in strutture turistiche, una trasformazione non indolore, e allo stesso tempo ci rende la vita dorata dei ricchi turisti, nei loro abiti spesso elegantissimi, sotto il velo dello “sportivo”. Negri – qui presente – fu importantissimo diffusore dell’immagine del Garda, per libri come pure per riviste di vasta circolazione, come L’Illustrazione italiana. L’industria turistica porta a nuove ricchezze territori che veramente poveri non furono mai, come testimoniano i secoli sotto la Serenissima (1426-1797), documentati in altra mostra presentata parallelamente a questa, che chiude anch’essa il 4 ottobre (“La Magnifica Patria”).

Una piccola mostra – accompagnata da un bel catalogo “quadrato” – che è davvero piacevole, e molto istruttiva. Nel 2025 le presenze turistiche complessive sul Garda hanno toccato i 28 milioni. Da sola, la zona ha più del doppio delle presenze di interi stati nel mondo. Qualcosa naturalmente che rende l’ecosistema più fragile – riflessione doverosa – ponendo questioni anche sulla sostenibilità di tale turismo. In ogni caso, sembra andare tutto bene.

Torna in alto