Il “candore” del Cadore vittoriano:  gli acquerelli di Josiah Gilbert a Pieve

per C.C.

Confesso la mia ignoranza: nell’accingermi a visitare la piccola mostra di dieci delicati e preziosi acquerelli cadorini di metà Ottocento presso la casa natale di Tiziano a Pieve di Cadore, il primo giorno di quest’agosto torrido in cui la temperatura si sia leggermente moderata, a leggere il nome di Josiah Gilbert mi è subito venuto in mente Josiah Gilbert Holland. Non è noto in Italia, ma per chiunque conosca un poco di storia americana Gilbert, fervente unionista, è ricordato come il primo ad aver scritto una biografia del suo idolo Lincoln subito dopo il suo assassinio. Come scrisse – poco prima di morire egli stesso, a poco più di sessanta anni – di un altro presidente assassinato, il “martire” Garfield, ex-ufficiale dell’Unione, ventesimo presidente americano, trucidato da un personaggio equivoco, in cerca di favori politici, e squilibrato di suo, il 2 luglio 1881; dopo che era stato eletto da pochi mesi. Solo, stupivo che un uomo così legato al proprio Paese e alle sue incerte sorti dopo la guerra civile si fosse recato addirittura in Cadore, lasciando la direzione della sua rivista, e le sue molteplici attività letterarie. Gilbert morì a New York nel giorno, molto simbolico, anche per lui, del 12 ottobre di quello stesso anno. In Cadore non andò mai. Neanche in Italia.

Paesaggo alpino. Acquerello di Gilbert. Foto di Paolo L. Bernardini

La mostra “Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert”, visitabile fino al 18 ottobre, accompagnata da una piccola brochure, in effetti riguarda un altro Josiah Gilbert, inglese, nato nel 1814 e morto nel 1892, viaggiatore, pittore, scrittore, che soggiornò a lungo proprio in Cadore, fra quelle Dolomiti che “scoperte” nel secolo precedente al mondo – Déodat de Dolomieu era morto nel 1801 ed era stato l’artefice di questa rivelazione – a metà Ottocento erano ancora largamente escluse da “grand” e perfino “petit” tour, restando così ancora “terra incognita” per quanto densa di storia e di misteri. Josiah vi passa parecchio tempo, gira in lungo in largo, in alto e in basso, in compagnia di un Churchill e con le rispettive mogli al seguito, e ne scrive: due libri bellissimi, tradotti anche in italiano. Il primo, ricco di illustrazioni, ora introvabile nell’originale, con G. C. Churchill appunto, pubblicato nel 1864, subito tradotto in tedesco, pubblicato da Bolaffio in italiano nel 1981 (con una nuova edizione a Trieste nel 2017); il secondo, “Cadore, or Titian’s Country”, splendidamente illustrato, pubblicato nel 1869, poi tradotto in italiano, con presentazione di Giovanni Angelini, a Belluno nel 1990. E i dieci acquerelli qui esposti provengono proprio dalla benemerita fondazione che porta il nome di Giovanni Angelini e che è dedicata alla montagna.

Il ponte di Tiziano- dal libro del 1869 di Gilbert. Foto di P.L. Bernardini

Ora, al di là della bellezza di questi acquerelli, che paiono senza tempo, e che eternano paesaggi di ponti, laghi, vette, chiesette, castelli, e rari abitanti, è interessante notare come Tiziano, nel mondo anglosassone, ma non solo in quello, fosse stato a lungo criticato per la sua mancanza di una formazione tecnico-accademica di rilievo o perlomeno davvero assimilata (era a bottega dai Bellini, quindi poteva ben apprendere tutto e di più), fosse ritenuto dunque un “dilettante”. “Titianus Redivivus” è un’incisione satirica di James Gillray, del 1797, in cui si rappresenta la scoperta, con relativa sorpresa, dei segreti nascosti della tecnica pittorica inusuale del sommo genio cadorino. La collezione Orléans sarebbe stata con grande clamore esposta a Londra nei due anni successivi. Il Romanticismo, non solo inglese, ma anche quello, si cimentò nella riscoperta del maestro e di questo parla una dissertazione, crediamo ancora inedita, di Eric McCauley Lee, discussa a Yale nel 1997, sotto la direzione di un altro Gilbert, Chreighton. Nel 2013, presso Brepols, è uscito un importante libro sulla ricezione di Tiziano nell’arte inglese, “The Reception of Titian in Britain from Reynolds to Ruskin”, a cura di P. Humphrey. La piccola mostra e soprattutto la figura di Gilbert si collocano dunque in un contesto ben chiaro e preciso. Non solo, ma presso il palazzo della Magnifica Comunità, a pochi metri dalla casa di Tiziano, è in corso – e chiude come questa il 18 ottobre 2026 – una mostra (con tre capolavori), su “Tiziano e il paesaggio”. Nel 1885 lo stesso Gilbert diede alle stampe un importante contributo alla storia della pittura di paesaggio: “Landscape in Art before Claude and Salvator”, pubblicato a Londra e riccamente illustrato, dove la ricerca parte dagli antichi, per arrivare alle soglie dell’epoca di Lorrain e Rosa, parlando anche degli intrecci tra arte e letteratura per quel che riguarda proprio il paesaggio. Un libro molto moderno, da rileggere, soprattutto in tempi in cui si parla e straparla di “Environmental Humanities”. Come utilissimo è il piccolo saggio nel catalogo, di Antonio Genova (cognome eminentemente cadorino) e Letizia Lanzi, dedicato al Cadore in quegli anni, prima del boom turistico che proprio Gilbert contribuì potentemente a generare, con i suoi libri (compreso l’ultimo, sul paesaggio).

Certo, Gilbert, poeta e pittore, era ossessionato dall’idea che questa terra aspra, di confine, dovesse aver condizionato i paesaggi di Tiziano, ed in parte era vero, e andò appassionatamente, disperatamente alla ricerca delle possibili ispirazioni del genio nella variegata natura dei luoghi, che forse in parte si ritrovano nelle opere. In parte no, il mondo cosmopolita di Venezia agiva come antagonista per le sue origini provinciali, sebbene in quella provincia appartenesse ad una famiglia importantissima: il cugino omonimo, Tiziano Vecellio l’Oratore, notaio e notabile, era uomo di immense ricchezze, e ricco divenne viepiù Tiziano stesso con le sue opere.

Vi è tuttavia un’altra pista da seguire. L’esaltazione dei paesaggi cadorini, ovvero veneti, si colloca nella fase terminale dell’unificazione italiana, a questo punto appoggiata dall’Inghilterra, con interessi ben chiari. Il Cadore era passato nel 1814 al Lombardo-Veneto. E in Cadore si svolgerà l’ultima battaglia, o perlomeno l’ultimo confronto tra austriaci e italiani, il 14 agosto. Siamo a Tre Ponti, l’avvocato patriota Giuseppe Guarnieri guida le bande armate di patrioti italiani, di Auronzo, per la maggior parte, aiutati da alcuni provenienti dalla iperpatriottica Pordenone, non distante. Sembra che proprio per i patrioti le cose volgano al peggio, stanno per ripiegare in direzione Ponte Novo. Per fortuna giungono i dispacci di La Marmora e Cialdini, che dicono dell’armistizio. Era stato come è noto firmato a Cormòns il 12, due giorni prima. Cessate il fuoco! E la Storia ci dice che proprio in quell’occasione vi furono le ultime vittime, gli ultimi martiri del sogno unitario dei veneti, quattro volontari. La vicenda ha una coda interessante: il 25 agosto, a Veneto italiano, le bande cadorine vengono inquadrate tra le truppe regolari, a difesa di un confine che scotta, dopo la liberazione di Belluno: e proprio Zanardelli, commissario, futuro primo ministro, chiede a Bettino Ricasoli di “regolarizzare” le bande guidate dal democratico Carlo Tivaroni (di Zara, tutto l’antica Serenissima sembra mobilitata nella lotta), “dai due lati del confine trovansi i più fanatici austriaci e i più ardenti italiani”, scrive Zanardelli, poiché in effetti il confine era col “Eisackkreis” (“circolo”) di Brixen, la Bressanone di Hofer, l’eroe nemico di Napoleone. Tivaroni, che morirà nel 1906, dopo aver servito come deputato del Regno, scrisse una delle storie più partigiane possibili del Risorgimento (forse, la prima, o tra le prime in assoluto), con il paradosso del titolo: “Storia critica (sic!) del Risorgimento italiano”, pubblicata nel 1897.

Ora, il primo libro di Gilbert esce col Veneto austriaco, nel 1864, il secondo, nel 1869, col Veneto italiano. Cosa che non poteva dispiacergli. E nel suo libro sul Cadore di Tiziano, ovviamente, ricorda che Tiziano a venti anni circa – nel 1508 – doveva aver saputo (si trovava a Venezia dal 1507 nella bottega dei Bellini: dopo la morte di Gentile nel 1507, lavorava col fratello Giovanni), della sconfitta patita proprio in Cadore dagli “austriaci” di allora, ovvero da Massimiliano I, giovane ambizioso e sconsiderato, le cui truppe furono massacrate da Bartolomeo d’Alviano nella battaglia del Rusecco del 2 marzo, inizio della guerra della Lega di Cambrai, e abile (per quanto spietata) mossa veneziana, contro truppe quasi tutte della Val Pusterla. Ora, il cerchio iniziato con la sconfitta del 2 marzo 1508 si era chiuso collo scontro del 14 agosto 1866. Dopo quattro secoli e mezzo gli “italiani” sconfiggevano di nuovo gli “austriaci”, anche se in ambo i casi e ambo i tempi è difficile parlare di definite identità nazionali, certamente. La battaglia del Rusecco era l’inizio di una guerra, quella (appena accennata) di Tre Ponti la fine: di una guerra d’indipendenza segnata da sconfitte italiane sul campo, ma vinta grazie alla Prussia vittoriosa, si sa, sull’Austria a Sadowa il 3 luglio (dopo di essa, era tutto chiaro e si sarebbero risparmiate molte vite se si fosse smesso di combattere subito, comprese quelle dei quattro cadorini o friulani, estremi caduti per l’annessione del Veneto all’Italia, nello scontro di Tre Ponti sopra menzionato).

Vi è dunque molto più che idilliche visioni e dolci, o sublimi paesaggi in questi acquerelli, tutto si svolge nel quadro di un disegno più ampio. In fondo Ruskin criticava anch’egli, nei due decenni precedenti, la frammentazione italiana, magari solo perché infastidito dai continui controlli e dazi di frontiera, e nel timore che gli austriaci non avessero a cuore l’immenso patrimonio artistico del Paese. Gilbert, con la medesima cautela, continua in questa linea.

Una piccola mostra d’arte che rivela – a chi sappia coglierle – e apre pagine di una Storia molto più grande.

Torna in alto
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.