L’attuale attenzione geo-politica internazionale per l’area baltica riporta l’attenzione su zone a lungo trascurate dalla nostra storiografia. In generale, in effetti, pochissimi – quasi nessuno, talora – sono stati gli studi storici italiani sull’Europa settentrionale, fra Medioevo e prima età moderna. Una guerra, ad esempio, sempre dimenticata, proprio all’alba della modernità, fu quella nordica dei sette anni, altrimenti detta anche delle tre corone, combattuta tra il 1563 e il 1570 dalla Svezia di Re Erik XIV contro la Danimarca di Re Federico II e la città-stato di Lubecca sua alleata.

Ricostruiamone antefatti e teatro storico-geografico. Nel 1523 la Svezia era uscita infatti dalla Unione di Kalmar – che, voluta dalla regina Margherita I di Danimarca, aveva posto sotto una unica corona i tre regni di Norvegia, Svezia e Danimarca, a fine Quattrocento – e sotto Re Gustavo I Vasa era divenuta uno Stato indipendente. Il sovrano danese, Cristiano III, durante la prima metà del XVI secolo, aveva suscitato a Stoccolma perplessità prima ed avversione poi, dato che aveva incluso, nel proprio stemma araldico, quello ancora delle tre corone, cioè i tre regni nordici che avevano firmato la suddetta Unione di Kalmar. Non a torto, l’avere incorporato i colori della Svezia era stato visto – da quest’ultima potenza, uno Stato nazionale, destinato a giocare, per due secoli, un ruolo politico, militare, geografico di prim’ordine nel Nord Europa – come la conferma del fatto che la Danimarca ancora avanzasse pretese territoriali sulla stessa Svezia e ai danni di essa.
Peraltro, non mancavano allora interessi condivisi, da Danesi e Svedesi, che erano stati alleati, nel corso della Prima Guerra del Nord – la cosiddetta Guerra di Livonia, durata, con fasi alterne, dal 1558 sino al 1583 – per frenare l’espansionismo dell’Impero russo sulle coste del Baltico. Inoltre, la Danimarca e la Svezia avevano combattuto, assieme, contro la Lega Anseatica, l’alleanza di natura commerciale rappresentata allora soprattutto dalle città tedesche affacciate sul Mare del Nord. Dopo la morte di Gustavo I e di Cristiano III, nuovi ed ambiziosi monarchi erano saliti sul trono di Svezia e Danimarca, allargando attorno alla propria figura le basi del consenso nazionale. Rispettivamente, si trattava di Erik XIV a Stoccolma e di Federico II a Copenhagen. Sotto la guida del primo, le forze belliche svedesi provarono altresì ad intralciare i piani danesi rivolti nel frattempo ad occupare, con campagne militari mirate, le terre estoni. Fu quello il casus belli che generò un conflitto nell’aria, in realtà, da lungo tempo e visto, da entrambe le corti nord-europee, come inevitabile. La guerra iniziò, nel mese di febbraio del 1563, quando la potenza danese catturò gli emissari inviati da Erik in Assia per concordare i dettagli dell’alleanza matrimoniale con la Principessa Cristina. Frattanto, lo stesso Re svedese aveva fatto inserire, volutamente, nel proprio stemma nobiliare anche quelli di Norvegia e Danimarca. La città anseatica di Lubecca, che invano aveva chiesto il sostegno della Lega, decise, a giugno, di allearsi con i Danesi, dal momento che la presenza svedese ostacolava i suoi commerci e traffici marittimi con la Russia, seguita, al principio dell’autunno, dalla Polonia, desiderosa allora di ampliare a est il proprio potere. In gioco per i polacchi vi erano sopravvivenza e prestigio.
Le battaglie della guerra nordica dei sette anni – per la supremazia su terre e mari dell’Europa settentrionale – ebbero luogo soprattutto nel Sud della Svezia, portando a modifiche assai durature, nell’assetto degli equilibri di potere del ‘gelato settentrione’. Teatro dei combattimenti furono tanto i territori della Svezia meridionale, quanto le acque del Mar Baltico. Adottando i miglioramenti nel frattempo introdotti nel campo dell’ingegneria marittima e delle tecniche costruttive, vennero messe a punto navi molto più grandi che in precedenza. L’epoca dei drakkar vichinghi fu definitivamente lasciata alle spalle. Le imbarcazioni militari erano divenute grandiose e imponenti, ben equipaggiate e armate di tutto punto, senza peraltro nulla perdere in termini di velocità e manovrabilità.
Le sorti del conflitto arrisero, inizialmente, ai Danesi, ma, già sul finire del 1565, gli Svedesi riuscirono a riportare una serie di importanti vittorie, che garantirono loro la superiorità, nelle zone baltiche. Nei primi anni della guerra, la flotta danese si disimpegnò comunque piuttosto bene, sotto la guida dell’ammiraglio Peder Skram (1503-1581), senza subire perdite troppo significative. Con il nuovo comandante, Herluf Trolle (1516-1565), la Danimarca affrontò aspri combattimenti, alla fine di maggio del 1563, già nel primo anno del conflitto, nei pressi dell’Isola di Bornholm, nel Baltico centrale. Altre battaglie navali si ebbero l’anno seguente fra le Isole Oland e Gotland. A fianco della flotta danese, si schierò nella circostanza quella dell’alleata Lubecca, sotto la guida dall’ammiraglio Friedrich Knebel. Fu infatti lui ad abbordare la nave ammiraglia svedese Makelos, catturandone sia l’ammiraglio Jakob Bagge sia il suo vice Arved Trolle. La Makelos affondò poco dopo per via della esplosione causata da un sovraccarico di armi a bordo. La vittoria di Danimarca e Lubecca condusse ad una breve pausa nel conflitto, della quale le navi dei contendenti approfittarono, per riarmarsi. In estate, vi furono quindi altri scontri navali, a luglio al largo di Warmemunde e ad agosto, ancora una volta, fra le Oland e le Gotland. Un punto di rilevanza strategica. Nell’occasione la flotta svedese fu guidata dal valoroso e preparatissimo ammiraglio Klas Horn, grande esperto di tattica sui mari.
Nel 1565, le due parti si scontrarono, nuovamente, al largo della Pomerania – regione storica dell’Europa centro-settentrionale, affacciata sul Mar Baltico, oggi tra Germania e Polonia – nonché, tra maggio e giugno, nelle acque della Baia di Mecklenburgo. Un altro scontro sul mare ebbe luogo, al principio di luglio, nell’area dell’Isola di Rugen. L’anno successivo, Bartholomeus Tinnappel, il quale era allora borgomastro di Lubecca e ammiraglio della sua flotta, guidò le proprie navi a fianco di quelle danesi in una nuova battaglia navale tra le Isole di Oland e di Gotland. A metà estate, dopo lo scontro con il nemico, una parte ingente della flotta congiunta di Danimarca e Lubecca affondò, a causa delle avverse condizioni meteorologiche. La cosa non rimase senza ripercussioni, visto che la Danimarca e la città anseatica persero con ciò molta della propria potenza marittima. Non di meno, seppero farvi fronte senza risentirne troppo. A terra – invece – le due controparti si scontrarono, al principio di agosto, nella Battaglia di Brobacka e a fine ottobre nelle vicinanze di Axtorna.
Nel 1567, l’esercito svedese attaccò il Reame di Norvegia, rimasto sino ad allora neutrale, ma Re Erik XIV non approfittò sino in fondo della situazione, divenuta favorevole alla Svezia: disperse infatti le proprie truppe in scontri non decisivi, perdendo l’occasione di infliggere ai nemici il colpo mortale. La capacità del monarca di Stoccolma di condurre la guerra parve ridursi e anche a corte ed in patria il suo ruolo venne messo in discussione o aspramente contestato. Intanto, da parte austriaca – come, d’altra parte, già nel corso degli anni precedenti – vennero fatti più tentativi, per ricomporre la vertenza in termini amichevoli, ponendo fine alla guerra. Allo scopo di far intavolare trattative di pace ai contendenti si adoperarono più di tutti gli Imperatori asburgici Ferdinando I e Massimiliano II. La situazione interna stava in Svezia precipitando: la rivolta di Giovanni III contro il fratello e la sua politica portò all’avvio di trattative di pace con i Danesi, sancite a novembre 1568 con l’accordo di Roskilde. Gli Svedesi non mantennero, tuttavia, la parola data e violarono il trattato già nell’anno seguente, facendo così ricominciare il conflitto, con gran dispetto del Reich viennese.
Gli Asburgo – che monitoravano la guerra, prova di quanto quest’ultima fosse ritenuta molto importante, anche nell’Europa continentale – rinnovarono tentativi di mediazione diplomatica, nella fattispecie con Massimiliano II. Grazie a Vienna, si giunse alla fine della guerra, il 13 dicembre del 1570, con la Pace di Stettino. Fu una sostanziale vittoria per la Danimarca e per Lubecca, guardate con favore dal Sacro Romano Impero. La monarchia svedese dovette rinunciare alle sue pretese – su Schonen, Halland, Blekigge e Gotland – e la ricomposizione del dissidio circa le tre corone, per non inasprire di nuovo gli animi, venne rimandata a successivi negoziati di pace. Rimasta isolata e con il pericolo nascente ad est, rappresentato dalla Russia, nuovo avversario, destinato ad essere una spina nel fianco per Stoccolma, durante tutti i due secoli seguenti, la Svezia si trovò obbligata a rinunciare altresì a controllare il Golfo di Riga e la Livonia, pagando, alla città anseatica tedesca, una notevole somma di denaro. Sull’altro fronte venne sancita la supremazia danese sui mari del Nord, protrattasi almeno sino al Regno di Cristiano IV e alla prima fase della Guerra dei trent’anni (1618-1648).
