Perché Capo Verde ha vinto il Mondiale

Questo campionato mondiale di calcio in America l’ha vinto la squadra di Capo Verde, anche se nessuno se n’è accorto. L’ha vinto perché doveva passarci senza neppure essere notata, condannata a essere ben presto eliminata. Eppure proprio con la grande Spagna (la “Roja”) nel girone eliminatorio ha spuntato un “pari”. Già questa è stata una grande vittoria. Perché la Spagna non solo è stata campione del mondo nel 2010, è anche una squadra che annovera alcuni tra i maggiori assi del calcio attuale ed è la detentrice del record di vittorie nei campionati europei.

Nessuno si aspettava che i Capoverdiani potessero farsi strada tra le maggiori nazionali del mondo. Me l’ha detto una signora di Capo Verde che lavora come cassiera nel supermercato dove vado spesso a Milano: era stupefatta che nel girone eliminatorio avesse pareggiato nientemeno che con la Spagna e con l’Uruguay (che successivamente avrebbe eliminao la Germania, altra grande potenza del calcio) e avesse superato la prima fase del campionato. È anche per questo che, pur essendo piuttosto estraneo a questo sport, mi son guardato buona parte dell’incontro dei sedicesimi di finale, a eliminazione diretta, dove Capo Verde si è trovata di fronte all’Argentina, campione del mondo del 2022. Che schiera alcuni dei maggiori assi attuali, a partire da quel Lionel Messi dallo scatto fulmineo, capace di lanciare i compagni nel modo migliore verso la porta avversaria, abile nell’infilarla lui stesso con palloni teleguidati dai punti più impensabili del terreno di gioco vicino. Una squadra composta da fuoriclasse valutati centinaia di milioni nel mercato.

Ha segnato per primo Messi (ora che ha 39 anni è valutato solo 15 milioni di euro, ma al culmine della sua carriera, otto anni fa, ne valeva 180, di milioni di euro), ma ha pareggiato presto Deroy Duarte (ha 27 anni, può essere considerato quasi al culmine della sua carriera, ha una valutazione di 1,8 milioni di euro – un centesimo del valore raggiunto da Messi – e gioca in una squadra di prima divisione in Bulgaria): i rappresentanti del piccolo arcipelago sperduto in mezzo all’Oceano Atlantico non si son fatti intimorire. Si è arrivati ai supplementari, e già essere arrivati ai supplementari è un trionfo per Capo Verde.  Ha segnato ancora l’argentino Lisandro Martinez (la cui più recente quotazione di mercato è di circa 60 milioni di euro). Ma è trascorso poco tempo, e ha pareggiato il ventiquattrenne Lopes Cabral. Quasi non ci credeva neanche lui: con gioia irrefrenabile s’è arrampicato sulle gradinate per cercare un abbraccio, come se avesse bisogno di confermare che non stesse sognando: gioca in un campionato minore, regionale, in Germania, e le sue quotazioni non sono note, ma sono ovviamente trascurabili rispetto ai colleghi più importanti.

Si poteva arrivare ai rigori e magari Capo Verde poteva vincere. Ma alla fine, mancavano un paio di minuti, l’Argentina ha infilato ancora la porta avversaria. Nei due minuti restanti Capo Verde ha messo insieme altre due occasioni per possibili gol, ma senza riuscire a realizzarli. Ha vinto l’Argentina. Praticamente giocando in casa: lo stadio di Miami era tutto per lei; difficile immaginarsi frotte di tifosi capoverdiani disposti a spendere migliaia di dollari per andare a seguire la propria nazionale in Florida.

Sono rimasto deluso e un poco amareggiato: m’erano entrati in simpatia i ragazzi privi di fama e di quotazioni milionarie che riuscivano a tener testa alle maggiori stelle del calcio. Ma poi ci ho ripensato: no, in fondo ha vinto Capo Verde. Perché ha lottato da pari a pari coi campioni del mondo in carica e per poco, ma solo per poco, non è riuscito a batterli.

Perché quando i Capoverdiani sono arrivati in America nessuno credeva che potessero in qualche modo farsi vedere: ma ora tutti li conoscono, e sanno che sono temibili.

Perché l’Argentina è la squadra che tende a commettere il numero maggiore di falli nel corso di questo campionato. Mentre la squadra di Capo Verde è quella che ne commette di meno – almeno così ho sentito dire dal telecronista spagnolo che commentava le vicende dell’incontro.

Perché quando l’arbitro ha fischiato la fine della partita gli Argentini erano sfiniti, e i Capoverdiani invece davano l’idea che avrebbero potuto continuare.

Perché m’è sembrato che il portiere di Capo Verde, quando a due minuti dalla fine la palla è entrata nella sua porta, ha applaudito i suoi avversari. Magari ho visto male, ma m’è parso avesse un atteggiamento molto autenticamente, direi inconsuetamente, sportivo.

E poi perché – e questa forse è la ragione principale per uno come me estraneo alle partite di calcio – questa “vittoria” di Capo Verde segna anche l’emergere di un mondo sconosciuto ai più: il mondo delle periferie, di quelli che fino a ieri sembravano non contare nulla. E invece oggi sanno dimostrare di esserci, e di poter stare alla pari con chiunque. E che non bastano le quotazioni milionarie, tirate per i capelli dalle attività speculative. La qualità umana è fatta di ben altro.

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