Quando pensiamo alla “casa comune” non ci riferiamo soltanto a un’abitazione: è il nostro pianeta, la terra che ci ospita; è la nostra comunità, il tempo che ci è dato, le relazioni che viviamo. Il “Messaggio per la 75ª Giornata Nazionale del Ringraziamento” lo richiama con forza: la terra non è “materia prima” da sfruttare, ma dono e custodia.
Abitare con Dio questa casa significa riscoprire che, innanzitutto, non siamo soli, e che la creazione — il mondo che ci circonda — è abitata dalla presenza dello stesso Creatore. In Laudato si’, già papa Francesco ci invitava a «riscoprire e rispettare i ritmi inscritti nella natura dalla mano del Creatore».
Abitare con Dio significa riconoscere che il nostro modo di stare nel mondo — nel lavoro, nei campi, nelle città — ha un orizzonte più vasto: non è solo “la mia vita”, ma “la vita condivisa”. E quello che faccio — per la terra, per gli altri, per il creato — ha riverbero in Dio e nel bene comune.
Il Giubileo: memoria, liberazione, restituzione
Il tema del Messaggio evoca il concetto biblico di Giubileo: «annuncio di libertà agli oppressi» (cf. Lc 4,19) e «anno di grazia del Signore».
Nel contesto della casa comune questo assume significati profondi:
Memoria: ricordare che la terra non appartiene a pochi privilegiati, ma è un dono che va accolto e condiviso. «I beni della terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti».
Liberazione: liberarsi da logiche di sfruttamento, dalla cultura dell’usa-e-getta, dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla terra. Il sabato della terra (vedi Levitico 25) è segno di liberazione del creato.
Restituzione: restituzione di speranza e di dignità a chi è spesso escluso — lavoratori agricoli, immigrati, poveri. Il Messaggio lo richiama esplicitamente.
Abitare con Dio la casa comune significa dunque vivere in modo giusto e liberato: non solo consumare, ma custodire; non solo produrre, ma rigenerare.
Rigenerare la terra per rigenerare la speranza
Il Messaggio sottolinea che il nostro tempo tecnologizzato e globalizzato ha bisogno di rigenerazione: della terra, delle relazioni, della speranza.
Come possiamo tradurre questo “abitare” quotidiano?
Pratica del riposo: Il sabato per l’uomo e il sabato per la terra (ogni sette anni) sono segni di discontinuità rispetto alla logica del solo “fare” e “consumare”.
Agricoltura e cibo: Si richiede un modello agricolo e alimentare che «valorizzi la terra senza sfruttarla oltre misura, rigenerando la fertilità e salvaguardando l’ambiente e la salubrità dei prodotti alimentari».
Solidarietà concreta: Ridurre lo spreco alimentare, difendere i diritti dei lavoratori, riconoscere il volto dei fratelli e delle sorelle nel bisogno.
In questo modo, la casa comune non diventa un “altrove” astratto, ma un luogo vissuto: i campi che coltiviamo, la mensa che condividiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo. Con Dio, in comunione con gli altri e con la creazione.
Speranza per l’umanità: il futuro che ci abita
Infine, abitare con Dio la casa comune significa avere uno sguardo verso il futuro: non rassegnazione, ma speranza. Il Messaggio lo presenta come parte integrante del Giubileo e della rigenerazione della terra.
La speranza si costruisce:
nella cura delle generazioni future: i gesti che oggi compiamo — per la terra, per l’equità, per il bene comune — non sono piccoli: sono semi di speranza.
nella conversione personale e comunitaria: l’invito a “abitare” non resta al livello dell’intenzione, ma tocca comportamenti, stili di vita, politiche, economia.
nella liturgia e nella commemorazione: il Giubileo è anche celebrazione, festa, memoria. Recuperare il senso del sabato, della domenica, della gratuità, significa recuperare la dimensione religiosa del nostro abitare insieme.
Quali passi concreti nella vita della comunità?
Per la nostra comunità – e qui mi riferisco anche alla situazione della tua parrocchia, del territorio, della comunità educativa – possiamo proporre alcuni passi che rendono questo abitare concreto:
1. Laboratori e riflessioni: aprire momenti in cui si riflette sul legame tra fede e cura del creato, come avete già fatto con i percorsi “Semi di pace e di speranza”.
2. Iniziative ecologiche comunitarie: giornate di cura dell’ambiente, della “casa comune” del quartiere; orti parrocchiali, mense contro lo spreco.
3. Liturgia e segni: celebrare momenti in cui la creazione è esplicitamente richiamata, magari nella domenica, nell’Eucaristia, nelle preghiere.
4. Coinvolgimento dei giovani: come progetti estivi, grest, laboratori didattici, in cui emerge che abitare la terra è anche prendersi cura, essere testimoni, essere “custodi”.
5. Consumo responsabile: come comunità possiamo promuovere acquisti etici, sostenere agricoltura locale, ridurre gli sprechi alimentari e materiali.
6. Solidarietà concreta: rendere visibili percorsi di accoglienza, di ascolto, di giustizia sociale in cui il richiamo del Messaggio trova radice: “riconoscere il volto dei fratelli nel bisogno”.
Abitare con Dio la casa comune non è uno slogan: è uno stile di vita radicato nella Parola, nella creazione, nella comunità. Il Messaggio dei Vescovi ci invita a vivere il Giubileo non solo come ricorrenza liturgica, ma come paradigma di un nuovo modo di stare insieme, un nuovo paradigma agricolo ed ecologico, una nuova speranza per l’umanità.
In questo “abitare”, possiamo scoprire che il creato parla di Dio, che le relazioni umane parlano di Dio, che la terra parla di Dio. E rispondere, ogni giorno, con gratitudine, con cura, con speranza.

Roberto Luzi, laurato in Scienze religiose presso la Pontificia Università Antonianum Roma, ha una
lunga esperienza di consulente in diverse istituzioni pubbliche e aziende private. Formato nella
spiritualità francescana, ha collaborato e tutt’ora collabora con diverse testate giornalistiche tra le quali:
l’Osservatore Romano, Avvenire, la rivista mensile “Francesco il volto secolare”. È esperto di
intelligenza artificiale in ambito didattico.
